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Articolo 18, alt dei sindacati: il tavolo salta

di Enrico Marro

ROMA — Si riapre la questione dell'articolo 18, dopo la breve tregua seguita alle polemiche sull'intervista del ministro del Lavoro al Corriere della Sera, dove Elsa Fornero proponeva una discussione «senza totem». Il nuovo casus belli sta nella bozza del decreto legge sulle liberalizzazioni, che all'articolo 3 cancella il diritto al reintegro nel caso di licenziamenti senza giusta causa per le aziende che fondendosi tra di loro non superino i 50 dipendenti. Oggi, invece, l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori non si applica nelle imprese fino a 15 dipendenti.
La norma contenuta nella bozza, come dice il titolo, è finalizzata allo «sviluppo delle imprese», nel senso che vuole spingere le piccole che non crescono per paura di superare la soglia dei 15 dipendenti a farlo, garantendo loro la possibilità di licenziare, indennizzando il lavoratore, anche se hanno fino a 50 dipendenti. Ma è chiaro che, qualunque sia il motivo, la norma realizza una prima importante modifica del delicatissimo articolo 18. E lo fa senza che lo stesso ministro del Lavoro ne sapesse nulla e mentre è in corso una difficile trattativa fra Fornero e le parti sociali, dove finora si è prudentemente scelto di non mettere al centro della discussione il tema dei licenziamenti.
Per questo, ieri mattina presto, il ministro del Lavoro ha chiamato al telefono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, responsabile del coordinamento del testo sulle liberalizzazioni e ha chiesto spiegazioni. Da Palazzo Chigi, che la sera prima aveva seccamente smentito le bozze in circolazione, definendo le notizie circolate «prive di fondamento», Catricalà ha minimizzato chiedendo al ministro di non dar peso alle indiscrezioni. Allo stesso tempo, però, si sono allarmati i sindacati e il Pd.
Il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni, ribadisce che l'articolo 18 non va modificato e definisce «davvero singolare» il fatto di «ritrovare ora questo tema in una bozza di provvedimento sulle liberalizzazioni che non è stato oggetto di confronto con le parti sociali». Anche secondo il leader della Uil, Luigi Angeletti, intervistato su Sky tv, «è improprio mettere un tema di questo genere nel capitolo liberalizzazioni». La Cgil, che ha riunito la segreteria, parla di «scherzi di carnevale che non aiutano» e si chiede da quale cassetto esca la proposta.
Oggi i tre leader si riuniranno per mettere a punto una linea comune da tenere nel confronto col ministro Fornero sulla riforma del mercato del lavoro (alla fine della prossima settimana dovrebbe esserci un incontro tra il ministro e le parti sociali). Confronto che però entrerebbe evidentemente in crisi se nel frattempo il governo dovesse procedere unilateralmente sull'articolo 18. Bonanni lo dice chiaramente: «Che discutiamo a fare se poi prendono decisioni alle nostre spalle?». Sembra improbabile quindi che la norma sui licenziamenti vada avanti, anche perché sarebbe in contraddizione con il mandato che Monti ha affidato a Fornero, almeno sul piano del metodo. Che poi, nel merito, la norma contenuta nella bozza sia ampiamente condivisa nel governo è verosimile. Tanto più che l'articolo 18 verrebbe modificato solo per una serie limitata di casi, quelli delle fusioni, non certo frequenti in Italia. Oggi tutto il testo del decreto legge sulle liberalizzazioni dovrebbe essere oggetto di una prima discussione in Consiglio dei ministri.
È probabile che la norma sia stata fatta uscire per saggiare le reazioni. Che sono state negative anche da sinistra. Per il Pd, prima il segretario Pier Luigi Bersani ha detto di non voler ragionare sulle bozze e che comunque non bisogna toccare l'articolo 18, poi l'ex ministro del Lavoro Cesare Damiano ha chiesto «un chiarimento al governo», perché «se dovesse essere confermata la scelta di considerare, nel caso di fusioni tra aziende, la soglia dei 50 dipendenti come limite al di sopra del quale applicare l'articolo 18, ci troveremmo di fronte a un inaccettabile cambiamento dell'attuale normativa». La modifica, invece, è certamente vista bene dalle imprese, perché potrebbe favorire la loro crescita dimensionale. Anzi il vicepresidente della Confindustria, Alberto Bombassei, si spinge oltre, dicendo che «oggi è giunto il momento per eliminare l'anomalia dell'articolo 18 e promuovere un'occupazione stabile e di qualità». Secca la replica di Fulvio Fammoni (Cgil): «Lavora per far saltare la trattativa».
 

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