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Art. 18: dietrofront sui disciplinari

ROMA – Dalla Commissione lavoro del Senato arriva un messaggio rassicurante: la norma sui licenziamenti disciplinari così come è scritta nella riforma del mercato del lavoro (comma 4 dell’articolo 14) sarà modificata. E si ritornerà alla formula precedente.
Non ci sarà più quel riferimento alla «sanzione conservativa sulla base delle previsioni della legge» che ampia la discrezionalità del giudice e che allarma il mondo delle imprese. Ad affermarlo sono i due relatori, Maurizio Castro, Pdl, e Tiziano Treu, Pd. Con una spiegazione analoga: quella frase, inserita nella scrittura definitiva della riforma, era stata prevista quando si pensava che il provvedimento dovesse valere anche per i dipendenti pubblici, il cui rapporto di lavoro è appunto regolato per legge. E quindi quel riferimento, assicurano Castro e Treu, sarà tolto. Nessuna malafede da parte del governo, quindi. Nessun tentativo di eludere gli accordi. «Probabilmente è il residuo di una scrittura precedente, una parte che può essere espunta», dice Castro, che anzi vorrebbe inserire una più estesa tipizzazione delle fattispecie dei licenziamenti, sia sul disciplinare che sull’economico. «Credo che la modifica sarà fatta proprio dal governo, non è un problema», spiega Treu. Scettico, con la sua lunga esperienza di giuslavorista, che si arriverà comunque ad eliminare del tutto i margini di discrezionalità dei giudici: «In Germania è diverso, la magistratura agisce in modo più compatto per propria iniziativa».
Approfondendo i contenuti, nella versione ufficiale della riforma del mercato del lavoro è emersa una formula che, se restasse, rimetterebbe al giudice la più ampia discrezionalità sul reintegro in caso di licenziamenti disciplinari. Un testo diverso rispetto all’accordo di Palazzo Chigi con le parti sociali e al documento approvato il 23 marzo dal consiglio dei ministri. Nel testo del Senato le ipotesi di reintegro in casi di licenziamento disciplinare sono due: insussistenza del fatto contestato; il fatto rientra nelle condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base della previsione della legge, dei contratti collettivi ovvero dei codici disciplinari applicabili. Non c’è il riferimento alle tipizzazioni dei contratti, ma soprattutto c’è il riferimento alle previsioni della legge. Il giudice avrà la facoltà di decidere in base al criterio della «proporzionalità» tra infrazione e sanzione secondo l’articolo 2106 del Codice Civile. Ciò gli consente una valutazione del tutto discrezionale.
Nel testo precedente il reintegro in caso di licenziamento disciplinare illegittimo era previsto in tre casi: il fatto contestato non sussiste; il lavoratore non lo ha commesso; il fatto rientra tra le condotte punibili con una sanzione conservativa sulla base delle tipizzazioni di giustificato motivo soggettivo e di giusta causa previste dai contratti collettivi applicati.
Una formula che dovrebbe limitare la discrezionalità dei giudici, finora ampia come dimostrano alcune sentenze su casi analoghi. Per esempio, per l’uso abusivo del telefonino aziendale, in particolare per l’invio di migliaia di sms per finalità extra lavoro: la Corte d’Appello di Firenze (sentenza 16 maggio 2006, confermata dalla Cass. 8 marzo 2010) fa rientrare questo comportamento nella giusta causa (licenziamenti disciplinare). La Corte d’Appello di Napoli (sentenza 9 luglio 2010) ferme restando le caratteristiche intrinseche, consistenza economica e l’elemento intenzionale del caso fiorentino, ritiene il comportamento «certamente sanzionabile» ma «non tanto grave da comportare l’espulsione».
Altro esempio: il Tribunale di Ancona (sentenza 11 ottobre 2011) non ha previsto il licenziamento per l’addetto ai servizi autostradali che intenzionalmente dorme nelle ore notturne, omettendo di intervenire a seguito di una segnalazione di incidente. Invece il Tribunale di Udine, proprio richiamandosi al principio di proporzionalità, su un caso analogo ha deciso il licenziamento in tronco.

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