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In arrivo il whistleblowing targato Europa

La Commissione europea ha presentato ieri qui a Bruxelles una proposta legislativa che dovrebbe rafforzare la protezione di tutti coloro che informano il pubblico di eventuali violazioni al diritto comunitario (i whistleblowers, in inglese). L’iniziativa giunge dopo che nel recente passato numerosi scandali internazionali – dal Dieselgate al Luxleaks – sono scoppiati sulla scia della rivelazione di documenti o informazioni non pubbliche.
«I cittadini che rivelano attività illegali non dovrebbero essere puniti per via delle loro azioni», ha spiegato il vice presidente dell’esecutivo comunitario Frans Timmermans. La commissaria alla Giustizia Vera Jourová ha parlato di «passo decisivo». La direttiva proposta offrirà protezione in molti settori della legislazione comunitaria: tra gli altri, gli appalti pubblici, i servizi finanziari, il finanziamento del terrorismo, la sicurezza dell’alimentazione e dei trasporti, la protezione ambientale.
Secondo la proposta legislativa, che deve essere approvata dal Consiglio e dal Parlamento, le società con oltre 50 dipendenti o con un fatturato superiore ai 10 milioni di euro, dovranno adottare procedure interne per affrontare eventuali informatori. A essere coperti dalla legislazione anche le amministrazioni statali, regionali e comunali (nelle città con più di 10mila abitanti). Il meccanismo deve prevedere un chiaro percorso di comunicazione.
Nella prima fase, l’informatore in possesso di informazioni su una violazione del diritto comunitario deve potersi rivolgere liberamente al management della sua società. Successivamente, se questo canale non funziona, la persona potrà rivolgersi alle autorità competenti. Infine, il terzo passaggio è quello che coinvolge la stampa e i media. Società e autorità dovranno rispondere agli informatori entro tre mesi dall’aver ricevuto le rivelazioni.
Il testo legislativo prevede salvaguardie pur di evitare atteggiamenti maliziosi. Chi è oggetto di rivelazioni da parte di informatori beneficerà come qualsiasi persona fisica o giuridica della presunzione di innocenza, di un processo giusto, del diritto alla difesa e del diritto a un ricorso effettivo. Ciò detto, colui che lancia l’avvertimento godrà dell’inversione dell’onere della prova. Spetta a chi lo trascina in giustizia provare che non sta agendo a semplice titolo di rappresaglia.
Transparency International ha definito il provvedimento «un passo coraggioso». Dello stesso avviso l’organizzazione non governativa italiana Riparte il Futuro. Invece, Reporters sans Frontières ha spiegato che l’informatore che rivela informazioni alla stampa dovrebbe essere comunque protetto, anche se in precedenza non ha seguito i canali previsti. Oltre ai settori già elencati, l’iniziativa riguarderà la concorrenza, la protezione dei consumatori, la sicurezza nucleare, il fisco societario.
Oggi nella Ue gli informatori sono protetti da leggi specifiche solo in 10 paesi, tra cui l’Italia. Numerose vicende hanno indotto la Commissione ad agire. Tra queste, la condanna di due impiegati bancari che in Lussemburgo hanno rivelato l’esistenza di accordi fiscali a favore di alcune società. In Gran Bretagna, l’amministratore di Barclays, Jes Staley, ha goduto secondo alcuni osservatori di un trattamento di favore da parte delle autorità inglesi dopo che ha cercato di scoprire l’identità di un informatore.

Beda Romano

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