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In arrivo un decreto ministeriale sulla sinteticità degli atti processuali

Un decreto ministeriale imminente in nome dei criteri capisaldi di «sinteticità e chiarezza» degli atti processuali dalla cassazione all’appello che recepisca le indicazioni emerse dalle conclusioni del gruppo di lavoro sulla sinteticità degli atti processuali. Così il ministro della giustizia Andrea Orlando ha promesso il primo dicembre scorso introducendo il lavoro del team istituito il 9 febbraio scorso e presieduto dal capo dipartimento per gli affari di giustizia Antonio Mura. «Un lavoro», descriveva, «che non si limita a indicare delle possibili norme che lo concretizzino ma anche prassi amministrative e delle scelte di assetto organizzativo, punto sul quale intendo procedere immediatamente con un decreto ministeriale che recepisca le indicazioni del gruppo».

Il gruppo di lavoro.

Il gruppo oltre a formulare le sue proposte conclusive, ha ribadito l’importanza di una serie di provvedimenti a cascata: dall’inserimento nelle aule universitarie dell’insegnamento dell’argomentazione e del linguaggio giuridico all’assunzione degli elementi di sinteticità e chiarezza come parametri di valutazione nei concorsi in magistratura o per l’accesso alla professione forense e come elementi di valutazione professionale. In tre mesi di lavoro, lavorando prima in sede plenaria e poi in sottogruppi di lavoro per il civile e per il penale, l’organo ha fatto un’approfondita ricognizione del quadro normativo nazionale e sovranazionale allargando successivamente la sua analisi dagli atti giudiziari della cassazione ai provvedimenti di merito formulati in appello. Sono stati così ascoltati anche i presidenti delle corti d’appello di maggiori dimensioni per capire se siano state avviate prassi e sperimentazioni innovative in materia.

Le proposte.

Ne sono uscite due tipi di proposte, quelle in ambito tecnico-operativo e quelle normative. Le prime prevedono una iniziale raccolta di protocolli processuali condivisi dall’avvocatura con la corte di cassazione e con molti uffici giudiziari di merito sulle prassi virtuose anche in materia di redazione di atti processuali, la realizzazione di una banca-dati delle buone prassi e la condivisione dell’idea con il consiglio nazionale forense e con il consiglio superiore della magistratura, rendendo disponibili gli atti del proprio lavoro. Le proposte dal punto di vista normativo riguardano invece interventi legislativi per l’enunciazione del principio generale di sinteticità che valga tanto per gli atti di parte quanto per i provvedimenti giudiziari, norme che promuovano la chiarezza e l’organicità in ogni atto di parte o del giudice e norme che richiedendo anche sinteticità nell’oralità, assegnino maggiori poteri alla conduzione dell’udienza conformando relazione introduttiva e discussione ai canoni della concentrazione e della specificità.

Atti sintetici e quindi chiari.

«Nel nostro ordinamento processuale, abbiamo una tendenza alla scrittura enciclopedica di atti e sentenze particolarmente prolissi», ha dichiarato Orlando in apertura di conferenza. Il ministero ha quindi regolamentato i principi di sinteticità e chiarezza in una scheda diffusa in sede di presentazione e sul sito istituzionale del ministero: «devono riguardare tutti gli atti processuali per onorare il principio del giusto processo che diventa lo scopo finale: per le esigenze che impone la tecnologia tradotta in processo civile telematico, per l’archiviazione in banche-dati, per la ricerca mediante registri informatici». Ed ecco ribaditi i principi: «Sinteticità e chiarezza dove il primo è il mezzo per raggiungere la seconda che è il fine perché la sovrabbondanza allunga il processo e i termini ragionevolmente contenuti, auspicati dall’art. 111 costituzione, saltano inesorabilmente, danneggiando nel proprio diritto di difesa, la parte che ha ragione e ugualmente la collettività che ha interesse a vedere realizzarsi una giustizia giusta anche dal punto di vista dei costi che questa richiede. Chiarezza, il fine da raggiungere, non solo per rendere tutto più rapido ma per dare qualità alla risposta stessa, eliminando le argomentazioni ripetitive e rendendo tutto più fruibile, anche in considerazione del fatto che ogni atto della fase precedente riverbera su quella successiva».

Marzia Paolucci

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