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In arrivo il decreto Brexit con le Gacs rinnovate

A meno di accelerazioni dell’ultima ora arriverà la prossima settimana il decreto Brexit. E conterrà la nuova edizione delle Gacs, le garanzie pubbliche sulle tranche senior delle cartolarizzazioni di crediti deteriorati delle banche che oggi vede chiudersi definitivamente la prima fase.
La necessità di definire una serie di aspetti tecnici del nuovo meccanismo è una delle ragioni del probabile rinvio a settimana prossima del decreto, che conterrà anche la soluzione-ponte di 21 mesi chiamata a garantire la continuità delle attività finanziarie anche in caso di hard Brexit. Sulle Gacs nuova versione, comunque, la strada europea sembra aperta. Dalla visita romana della commissaria Ue all’Antitrust Margrethe Vestager ieri sono arrivati segnali chiari.
Nell’audizione a tutto campo al Senato, Vestager ha dedicato proprio al ruolo delle garanzie pubbliche nello smaltimento degli Npl le aperture più nette, spiegando che il lavoro condiviso fra Roma e Bruxelles ha contribuito «per quasi due terzi» al calo del 43% registrato dallo stock degli Npl nelle banche italiane rispetto ai picchi post-crisi. «Siamo soddisfatti di come ha funzionato finora il meccanismo – ha aggiunto Vestager parlando con i giornalisti – e siamo in contatto con le autorità italiane per il futuro delle Gacs».
Con ogni probabilità sarà dunque questo il primo dossier a chiudersi in un confronto con l’Antitrust europeo occupato da partite più complicate, dal fondo risparmiatori ad Alitalia e alle nozze Fincantieri-Stx, al centro sempre ieri degli incontri di Vestager con il vicepremier Di Maio e il ministro dell’Economia Tria. Sulla nuova versione del “salva-risparmiatori”, ieri la commissaria ha suonato le corde della diplomazia. «Siamo favorevoli alla creazione del fondo – ha detto – ma il confronto è ancora aperto». Venerdì scorso il Mef ha inviato le “controdeduzioni” che puntano sull’«urgenza sociale» provocata dalle «violazioni massive» che giustificherebbero i rimborsi, sottoposti comunque a verifiche «caso per caso» da parte della commissione tecnica.
I primi obblighi di risarcimento, ha ricordato, spetterebbero alle banche, ma quando «questo non è possibile» si aprono le porte all’intervento dello Stato per «ragioni sociali». Ma sul tavolo resta più di un problema. Le norme italiane prevedono verifiche solo documentali sul diritto al rimborso, e le affidano a una commissione tecnica, mentre per le regole Ue toccano a un giudice o a un arbitro. L’indennizzo esteso agli azionisti, oltre che agli obbligazionisti subordinati, senza la certificazione del misselling è poi fuori dal raggio d’azione contemplato dalle direttive. Ma per la politica il problema principale sono i tempi di un negoziato con che si sta allungando oltre il calendario delle promesse di Lega ed M5S sull’avvio immediato dei ristori. «Tria ci dica se è in grado di scrivere un decreto in autonomia o deve aspettare la commissione europea», ha detto ieri Gianluigi Paragone, deputato M5S e candidato alla presidenza della nuova commissione d’inchiesta sulle banche.
È invece solo alle battute iniziali il caso di Stx-Fincantieri, finito sui tavoli europei per la richiesta di Francia e Germania. È presto per anticipare esiti perché «non siamo nemmeno alla fase di notifica», ha spiegato Vestager, evocando però un curriculum dell’Antitrust Ue che «finora ha approvato più di 3mila fusioni bloccandone appena nove». Tra i via libera ricordati dalla commissaria Ue c’è la fusione Luxottica-Essilor, che ha creato un «gigante dell’occhialeria». E un campione globale nascerebbe anche dalle nozze Stx-Fincantieri. «Saremmo i primi al mondo», ha ricordato sempre ieri in commissione Difesa al Senato Giuseppe Bono, l’ad di Fincantieri in odore di riconferma.

Gianni Trovati

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