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Arrivano i bond sociali più forza al terzo settore servizio civile per 100 mila

«È una rivoluzione anche questa», dice Matteo Renzi, presidente del Consiglio dei ministri. L’altra è stata la riforma della pubblica amministrazione. Ora spetta al Terzo settore, dove ci sono 4,7 milioni di volontari (+ 43,5 per cento dal 2001 al 2011), 681 mila dipendenti, 270 mila lavoratori esterni, 5 mila lavoratori temporanei. Una mega-holding di servizi complementare al welfare statale. Il governo punta a riorganizzare tutto il settore, a dare identità alle imprese sociali, a utilizzare i social bond per finanziarle, a stabilizzare l’istituto del 5 x mille, a far decollare un grande piano per il servizio civile dei giovani (obiettivo 100 mila nel primo triennio).

La riforma (una legge delega) dovrebbe essere varata oggi dal Consiglio dei ministri dopo che a metà maggio Renzi aveva indicato le linee guida degli interventi, e poi avviato la discussione online (760 le mail arrivate a Palazzo Chigi). L’approvazione è slittata di alcuni giorni perché andavano trovate le coperture finanziarie: 200-250 milioni circa per il servizio civile, più 60-70 milioni per il 5 x mille: in tutto un primo stanziamento intorno ai 300 milioni. Ma ce ne vorranno di più in seguito. Le associazioni del Terzo settore hanno stimato una cifra vicina a 1,5 miliardi.
Dopo l’approvazione da parte del Parlamento, il governo avrà sei mesi di tempo per varare i decreti delegati. La riforma dovrebbe entrare in vigore nella prima parte del 2015.
Perno della riorganizzazione del settore diventa l’impresa sociale, incentivate da trattamenti fiscali favorevoli, cosa che ora non accade. C’è anche una componente “ideologica” nel rafforzamento dell’impresa sociale: rompere la dicotomia tra pubblico e privato, tra Stato e mercato e attribuire all’imprenditoria sociale un posto tra pari nel sistema dell’offerta dei servizi. Perché, come ha scritto l’economista Stefano Zamagni, ci si sta avviando «verso un modello di ordine sociale tripolare: pubblico, privato, civile». Tutti coloro che opereranno nel sociale dovranno assumere lo status di impresa sociale (oggi sono solo poco più di 800). E una delle novità riguarda la possibilità di forme limitate di remunerazione del capitale sociale. Sarà possibile anche usare la leva finanziaria con l’emissione, da parte di banche, di bond sociali, obbligazioni a rendimento garantito con una quota (tra lo 0,5 per cento e l’1 per cento, probabilmente) destinata a un soggetto del Terzo settore. Una formula diversa da social bond anglosassone il cui rendimento finanziario è strettamente collegato al raggiungimento di un obiettivo di natura sociale. Decisivo sarà il ruolo di arbitro e garante che svolgerà l’Authority del Terzo settore, prevista dal progetto legislativo perché tra gli scopi del governo c’è anche quello di sfoltire il settore e renderlo più trasparente.
Il piano per il Servizio civile nazionale universale si muove nella stessa logica del progetto “Garanzia giovani”: far sì che nessun giovane resti a casa senza far nulla ma abbia, al contrario, un’occasione di formazione o per il lavoro o per una coscienza civica con l’impegno nella difesa della cultura, del patrimonio artistico o in interventi con finalità umanitario. Nell’arco del primo triennio il governo Renzi pensa che possano essere coinvolti 100 mila giovani (tra i 18 e i 29 anni) nel servizio civile contro i 15 mila attuali. Sarà aperto anche ai giovani stranieri residenti regolarmente nel nostro Paese. Il servizio durerà al massimo dodici mesi (8 più 4 di eventuale proroga). Poco più di 400 euro l’indennità mensile, ma anche la possibilità di acquisire — come per tutti gli altri volontari — crediti formativi universitari.
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