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Arriva una società mista per rilanciare le imprese Popolari, via alla riforma

Trasformare l’Italia in un Paese dove fare impresa sia semplice e redditizio per chi ha capitali da impiegare o progetti innovativi da lanciare, dai grandi investitori alle piccole start-up, ma anche sostenere e valorizzare chi già è sul campo favorendo l’accesso al credito e le aggregazioni e fornendo un salvagente a chi ha solide basi ma non riesce per il momento a stare a galla. I 21 articoli dell’”Investment compact” ridisegnano le politiche industriali, dal fisco al credito, con l’obiettivo di rilanciare produzione e innovazione. Il decreto legge è stato messo a punto ieri in una riunione tra il premier Matteo Renzi, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan e il ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi, e oggi alle 13 sarà all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri. In Cdm dovrebbe anche essere annunciata la nomina di Luca Cordero di Montezemolo a consulente del presidente del Consiglio per favorire gli investimenti stranieri in Italia e rilanciare il Made in Italy. Ruolo al quale è connesso anche il riordino, atteso da tempo, di Ice, Invitalia ed Enit, incluso nelle prime bozze dell’investment compact, e che adesso invece verrà probabilmente affidato al nuovo consulente e rinviato a un futuro provvedimento ad hoc.

Il dl ha già comunque un ampio ventaglio di norme che dovrebbero incoraggiare gli investimenti in Italia, a cominciare dal “Contratto per la certezza del quadro regolatorio dei grandi investimenti produttivi”, una garanzia che le regole del gioco non verranno modificate da norme retroattive per chi si impegna in progetti pluriennali che superino i 500 milioni in totale e i 100 l’anno. Semplificata la normativa per le sponsorizzazioni culturali, agevolato con la tassazione del 12,5% sui rendimenti il lancio dei social bond per i progetti sociali o etici, allargata l’applicabilità delle agevolazioni alle start-up innovative e ampliata alle Pmi innovative la possibilità di raccogliere fondi attraverso il crowdfunding. Prevista la possibilità per la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia di «costituire start-up scaturenti dai risultati della propria ricerca scientifica» e di avviare incubatori e acceleratori di imprese. Estese anche ai marchi commerciali le agevolazioni fiscali finora riservate ai brevetti, per frenare la fuga del Made in Italy.
Per sostenere le imprese «ben gestite e con buone prospettive» ma in momentanea difficoltà viene istituita una società per azioni il cui capitale «sarà sottoscritto da investitori istituzionali e professionali», con la previsione della garanzia dello Stato a favore di alcune categorie di investitori. La “Società di servizio per la patrimonializzazione e la ristrutturazione delle imprese italiane” potrà intervenire a favore delle aziende con almeno 150 addetti, e per non più di 7 anni, prorogabili al massimo per altri tre.
Corposo il pacchetto che riguarda il credito, che dovrebbe anche includere le norme di riforma sulle banche popolari e ulteriori facilitazioni per il passaggio dei conti correnti da una banca all’altra. Intanto vengono ampliate le prerogative del Fondo centrale di garanzia: la platea dei soggetti a cui è possibile concedere la garanzia si allarga alle imprese di assicurazione e agli organismi di investimento collettivo. Inoltre la garanzia dello Stato verrà estesa anche ai titoli frutto di cartolarizzazioni che abbiano a oggetto crediti in bonis, anche già erogati, nei confronti delle Pmi. Le imprese, potranno finanziare progetti di investimento inoltre attraverso i nuovi “Industrial Development Bond”, di importo non inferiore a 5 milioni di euro, emettibili dalle Reti di imprese dotate di soggettività giuridica e tributaria e riservati agli investitori qualificati.
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