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Arriva ossigeno preventivo per il funding delle banche

«Non credete ad alcuna notizia fin tanto che non è smentita ufficialmente». La battuta, che negli anni '80 girava nella sit-com britannica «Yes Prime Minister» e che oggi viene ricordata nei report degli economisti, sembra essere diventata un mantra su mercati finanziari che ormai credono più alle indiscrezioni (vere o false) che all'ufficialità. Così, quando i giornali americani settimana scorsa scrivevano che Bnp Paribas fosse in crisi di liquidità, il mercato ci credeva nonostante la secca smentita della banca francese. Quando, a metà agosto, si era sparsa la voce che SocGén stesse vendendo oro sotto-prezzo, in Borsa il titolo sprofondava nonostante l'altrettanto secca smentita. I numeri di sistema non hanno mai dato la sensazione che fossimo all'alba di un collasso del mercato interbancario o di un crack di qualche banca: si pensi che dopo il fallimento di Lehman le banche europee erano costrette a prendere in prestito dalla Bce mediamente 50 miliardi di dollari (perché non li trovavano altrove), mentre da agosto ad oggi sono stati fatti solo due "mini-prelievi" da 500 milioni l'uno. Nulla di allarmante, insomma. Eppure il mercato fino a due giorni fa era convinto che un crack fosse quasi imminente. E dato che nessuno (tranne la Bce) può sapere se fosse o non fosse così, il panico serpeggiava in Borsa. Ecco perché la Bce è intervenuta garantendo liquidità in dollari a tre mesi alle banche europee: occorreva tagliare le gambe a una speculazione, fatta anche di indiscrezioni inverificabili, che stava portando le banche europee nel baratro. Il rally delle Borse di ieri dimostra che questo obiettivo, almeno nell'immediato, è stato raggiunto: d'ora in avanti nessuno potrà restare a corto di dollari, anche per scadenze trimestrali, perché la Bce funzionerà come un bancomat. Ma l'intervento di ieri delle banche centrali ha soprattutto un altro obiettivo, più strutturale: assicurare liquidità in dollari a lungo termine agli istituti di credito del Vecchio continente, permettendo loro di scavalcare la fine dell'anno senza alcun problema. L'intervento di ieri, insomma, ha un duplice scopo: tagliare le gambe alla speculazione e dare ossigeno «preventivo» alle banche.

Per capirne il motivo bisogna fare un passo indietro e ricordare cosa stava accadendo da qualche mese. Le banche hanno, per la loro stessa natura di intermediari finanziari, bisogno di soldi ogni giorno: solitamente se li prestano l'una con l'altra, sul mercato cosiddetto interbancario dove i finanziamenti durano una sola notte (overnight), una settimana, un mese, tre mesi, fino a un anno. Gli istituti hanno anche bisogno di dollari, per finanziare le passività nella valuta americana. A causa della crisi europea, però, in America i fondi monetari (che solitamente prestavano i dollari) hanno iniziato a guardare con più diffidenza le banche europee. Hanno così ridotto i finanziamenti (il calo da giugno ad agosto è stato del 23%, a 316 miliardi di dollari) e soprattutto hanno accorciato le scadenze: negli ultimi mesi hanno smesso di prestare dollari alle banche europee per durate superiori a un mese. Questo non significa che gli istituti del Vecchio continente fossero sull'orlo della crisi di liquidità: significa che avevano meno dollari e che li avevano per scadenze troppo brevi. Le banche potevano, sin dal maggio 2010, prendere in prestito dollari dalla Bce, ma anche in questo caso i finanziamenti erano molto brevi: fino a due giorni fa Francoforte prestava solo per scadenze di una settimana.

Questo stava diventando un problema: finanziarsi solo a brevissimo termine è una fonte di incertezza. Perché ogni settimana bisogna tornare a cercare denari. E farlo in un clima di panico sulle Borse, con quotidiane indiscrezioni su fallimenti imminenti, non è facile. I rischi aumentano verso la fine dell'anno, quando tradizionalmente le banche hanno maggiore bisogno di liquidità per chiudere i bilanci. Per questo la Bce ha deciso di tagliare la testa al toro: garantendo liquidità in dollari con scadenze trimestrali, ha eliminato alla radice il problema dei finanziamenti per scadenze più lunghe di un mese. Non è un caso che la prima "finestra" in cui la Bce erogherà dollari con scadenza trimestrale si aprirà il 12 ottobre: le banche che prenderanno denari in quell'occasione, dovranno restituirli il 12 gennaio. Dopo la fine dell'anno. Insomma: se c'era il pericolo di tensioni sempre più forti, la Bce dovrebbe averlo scongiurato.

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