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Arriva oggi l’offerta sul salvataggio greco Altolà Usa: ora l’intesa

Le ore fuggono, anche l’America fa pressione sulla Grecia, minaccia «dure conseguenze» se non accetterà le proposte di salvataggio finanziario formalmente arrivate da Bruxelles, ma in realtà sigillate a Berlino. L’alba, o il tramonto, porteranno consiglio: e così entro oggi, assicurano in coro le fonti di Atene e Bruxelles, la stessa Grecia presenterà la sua richiesta di proroga per sei mesi del programma di assistenza coordinato da Ue, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale (l’antico trio della Trojka, ma questa parola è ormai diventata bestemmia). In tutto, un pacchetto da circa 240 miliardi di euro. Con la richiesta, si augura la Ue, arriverà anche la promessa di Alexis Tsipras, sul mantenimento degli impegni finanziari richiesti dall’Europa. E il «no» all’uscita dall’euro. Questo dicono appunto le fonti ufficiose. 
Ma intanto, a Bruxelles, è già notte, e mentre le Borse manifestano un po’ di ottimismo il negoziato sembra approfondirsi e complicarsi sempre più. Un lampo forte di speranza giunge da Francoforte, dove Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di destinare altri 3 miliardi di euro al programma Ela per la liquidità di emergenza nei confronti della Grecia: dai 65 miliardi precedenti, si arriva dunque a 68,3 miliardi di euro. Quei 3 miliardi in più equivalgono più o meno a due settimane di sopravvivenza. Ma intanto, un portavoce del governo greco ammonisce: arriverà sì la nostra promessa e la nostra richiesta di aiuti, arriverà forse oggi, ma non potrà comprendere i tagli di bilancio e gli inasprimenti delle tasse chiesti dall’Unione, e in ogni caso, così com’era l’accordo sul programma di assistenza «non potrebbe andare avanti». Dunque, poche illusioni: ma anche questo potrebbe essere solo l’ennesimo stratagemma negoziale.
Niente è veramente certo. E ad aggiungere dubbi a dubbi arriva anche il «New York Times» che dichiara a tutta pagina ciò che in Nord Europa, soprattutto in Germania, pochi osano ammettere apertamente: «L’austerità ha fallito, la Ue sia tollerante con la Grecia». Nei palazzi Ue porte sbarrate, corridoi affollati di sherpa: i vertici della Commissione praticamente riuniti in permanenza con gli emissari di Atene. Da Berlino spira un’aria di scetticismo gelido. E in tutti, ha martellato un nuovo senso d’urgenza la telefonata arrivata da Oltre Atlantico a Yanis Varoufakis, ministro delle Finanze greco. All’altro capo del filo, c’era Jack Lew, segretario del Tesoro Usa, uno che certo non alza la cornetta del telefono solo per fare quattro chiacchiere. Infatti avrebbe detto a Varoufakis, secondo le indiscrezioni fatte trapelare sapientemente da Washington: l’accordo sia presto raggiunto, diversamente «ci sarebbero immediate dure conseguenze per la Grecia». E ancora: «È il momento di passare ai fatti, di trovare un sentiero costruttivo in accordo con il Fmi e i ministri europei delle finanze». Perché «l’incertezza non è una cosa buona per l’Europa», e detta dal dipartimento del Tesoro Usa non era e non è certo una constatazione tranquillizzante. Più tardi, Varoufakis ha corretto con un messaggio su Twitter l’impressione di gelo contenuta in quelle parole: «Il segretario del Tesoro Usa mi ha detto effettivamente che un mancato accordo danneggerebbe la Grecia, ma ha aggiunto che danneggerebbe anche l’Europa». Insomma, si sarebbe trattato di «un avvertimento a entrambe le parti». Vera o no che sia questa versione, i calendari e le note di cassa parlano chiaro: se la situazione resterà com’ è ora, a fine mese la Grecia non potrà pagare gli stipendi degli statali e le pensioni. Un eventuale accordo sull’estensione degli aiuti, quello che in tanti danno per imminente, sbloccherebbe 7,2 miliardi del vecchio prestito Ue e 10,7 miliardi assicurati dai prestiti del Fmi per il 2015. Ma se gli impegni non venissero mantenuti, forse sulla Grecia tornerebbe alta e densa l’ombra del «Grexit», l’uscita dall’euro.

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