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Arriva l’asse Mediaset-Netflix

Il colosso Usa delle serie compra i diritti mondiali della fiction su Papa Francesco
Vuoi vedere che sarà Netflix il cavaliere bianco di Mediaset Premium? Il braccio di ferro tra Mediaset e Vivendi sulla contesa pay-tv potrebbe diventare un triangolazione con il colosso americano delle serie tv. O addirittura una partita a 4 con il più volte invocato coinvolgimento di Telecom Italia (si veda altro articolo in pagina).
Il colosso americano, nato come una sorta di Blockbuster online e oggi una delle major televisive al mondo, con i successi planetari di House of Cards, Orange is the New Black e Narcos, è il colpo di Natale del gruppo tv della famiglia Berlusconi. La settimana prossima Mediaset lancerà la sfida delle serie a Sky: al sofisticato e intellettuale «The Young Pope» del regista premio Oscar Paolo Sorrentino, Cologno Monzese risponde con una mini serie tv, in due serate, (il 7 e 8 dicembre, l’avvio della Holiday Season in Italia), Francesco, sulla vita del Papa quando era ancora soltanto il cardinal Bergoglio a Buenos Aires.
Una mossa che vuole accreditare il gruppo italiano come un produttore nella ricca arena delle serie tv, dove si stanno lanciando tutti. I contenuti sono la miniera d’oro, non la trasmissione o la piattaforma tecnologica: il fatto che Amazon o Netflix, dei negozi on line, siano diventati delle case di produzione, è il segnale di una rivoluzione nel mercato.
Ma per colpa del dietrofront dei francesi, Mediaset si trova nella paradossale situazione di avere una fiction venduta in tutto il mondo, ma non in Europa. Sarà proprio Netflix a distribuire la fiction sul Santo Padre in tutto il mondo. Tranne che nel Vecchio Continente. Gli americani, che ieri hanno festeggiato il primo compleanno in Italia, hanno comprato i diritti e avrebbero voluto l’esclusiva per tutti e cinque i continenti, ma all’epoca il Biscione aveva firmato il contestato accordo con Vivendi e la serie Francesco sarebbe stata conferita nella nuova piattaforma pay tv europea che Berlusconi e Bollorè avrebbero dovuto fare con Premium. Ora Mediaset si trova con un prodotto molto europeo, pubblico ideale di una serie religiosa cristiana, ma senza un distributore.
A questo punto potrebbe rifarsi sotto la stessa Netflix per prendersi anche i diritti mancanti. L’accordo commerciale potrebbe aprire le porte anche ad altro: con Premium ancora da maritare, altri operatori internazionali possono essere il jolly per uscire dall’empasse di un’azienda che fa perdere soldi al suo azionista (180 milioni il passivo stimato a fine anno per la pay-tv).
A Cologno Monzese sono ancora su tutte le furie per la sposa abbandonata sull’altare. E hanno dichiarato guerra legale: il 23 marzo a Milano il primo round in Tribunale della causa per danni fatta da Mediaset. «Noi chiediamo solo l’esecuzione del contratto firmato da Vivendi dopo che è stato negoziato per quattro mesi» ha tuonato un garbato ma risoluto PierSilvio Berlusconi. Per ora spiragli di trattative non ce ne sono. Anche se un accordo sarebbe la soluzione più facile e migliore per tutti. «Con Vivendi c’è stato un interim management di quattro mesi: si parla sempre di Premium, ma si trattava di un accordo molto più ampio» ha ricordato Berlusconi.

Simone Filippetti

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