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Arriva la road map sul mercato unico dei capitali

Il prossimo settembre la Commissione europea pubblicherà l’action plan sul Mercato unico dei capitali, un appuntamento cruciale per capire quale sarà l’architettura futura della finanza in Europa. Ad annunciarlo è stato Johnatan Hill, il commissario europeo per il Mercato interno e i servizi nel corso di una conferenza ad Amsterdam organizzata da Icma (International capital market association). 
In quella occasione saranno pubblicati anche i risultati della consultazione tra 400 market maker, il green paper con cui sono state raccolte le opinioni sulle misure opportune da adottare. «Il Mercato unico dei capitali riguarderà tutti i 28 paesi dell’Unione – ha detto il commissario – e dovrà essere uno strumento utile soprattutto per finanziare le piccole e medie imprese» attraverso la creazione di nuovi canali di finanziamento.
Oltre al Mercato unico dei capitali la commissione sta lavorando alla riforma per il rilancio delle cartolarizzazioni e alla revisione della direttiva prospetto. Lord Hill ha citato alcuni degli ambiti dell’action plan a partire dalle fonti di finanziamento per le Pmi come il Venture capital e in generale gli strumenti di equity, il Private placement un mercato che negli Stati Uniti vale 46 miliardi di euro, mentre in Europa si ferma a 20 miliardi di euro concentrati in Germania e in Francia, alle cartolarizzazioni fino alle forme innovative di finanziamento, come il croudfunding.
Mercato unico dei capitali come strumento per creare le condizione di crescita dell’economia, secondo il ministro delle finanze olandese e presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, impegnato in questi giorni nella trattativa sul caso greco: «Diversificare le fonti di finanziamento è indispensabile per la crescita economica e la creazione di nuovi posti di lavoro» ha detto nel suo intervento, aggiungendo che per le imprese diventa indispensabile rompere la dipendenza dal finanziamento bancario. Il ministro ha poi ricordato come il Mercato unico dei capitali sia la conseguenza dell’Unione bancaria e della Vigilanza europea ora in capo alla Bce, ma a differenza di queste ultime non sarà una nuova istituzione, ma «punterà a creare le condizioni per migliorare il funzionamento dei mercati dei capitali e sbloccare gli investimenti europei».
Attenzione all’eccesso di regole, le cui ricadute possono ingessare i mercati, mettono in guardia gli operatori. «Dopo la crisi, le banche sono state costrette ad adottare regole più stringenti di compliance e vigilanza – ha detto Bernard de Mazieres dell’European investment bank – ma questo non deve andare a discapito della funzionalità dei mercati. Pur mantenendo fermi i principi della trasparenza e della sicurezza dei mercati, è auspicabile non appesantire i mercati con nuove regole».
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