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Arriva la “lenzuolata” delle liberalizzazioni ma ci sono resistenze su farmaci e avvocati

La confusione è cresciuta con il passare delle ore. E quando è arrivata la notizia che i decreti fiscali saltavano, anche per il disegno di legge sulla concorrenza si è temuta analoga sorte. Salvo sorprese, il ddl Guidi oggi sarà in Consiglio dei ministri. Una cinquantina di articoli, testo blindatissimo e più lungo del previsto, la nuova lenzuolata di liberalizzazioni è stata oggetto di estenuanti limature e mediazioni politiche fino a tarda notte e forse ancora questa mattina. Ieri il premier Renzi e il ministro dello Sviluppo economico hanno fatto il punto sul provvedimento e poi lasciato lavorare i tecnici del legislativo guidati dalla fedelissima Antonella Manzione, capo dipartimento affari giuridici di Palazzo Chigi. Il preconsiglio tra capi di gabinetto, convocato per le 20 e poi per le 22, forse aggiornato alle 9 di oggi, dovrebbe sciogliere i nodi. Che sono molti.

La tensione politica è alle stelle. Il ministro Guidi vuole tenere tutte le norme dentro, anche le più scomode e discusse in questi giorni: farmaci di fascia C, notai, avvocati, porti, tlc, taxi, energia, Rc auto. «Il testo riprende la relazione dell’Antitrust al Parlamento e anche il segretario dell’Ocse ha detto che le liberalizzazioni possono far salire il Pil di 2,6 punti in cinque anni», ripetevano ieri dal ministero dello Sviluppo. Il ministro della sanità Lorenzin vorrebbe però stralciare il capitolo sui farmaci, per discuterne con calma (visto il fuoco di polemiche divampato da Federfarma, Aifa, farmacie, anche per la possibile riduzione della durata dei brevetti). Gli avvocati dell’Oua ieri hanno incontrato il ministro Orlando chiedendo anche loro uno stralcio delle norme che li riguardano perché se ne occupi il dicastero della Giustizia. I portuali hanno già annunciato uno sciopero a marzo. Gli editori di libri si agitano, così i gestori di telefonia e servizi Internet (salta la penale quando si cambia gestore). Le assicurazioni tifano invece per il ddl (piace la parte sull’Rc auto e la possibilità che il governo metta mano alle tabelle sui maxi risarcimenti). Insomma tutte le lobby in queste ore cercano protezione politica per sventare attacchi che definiscono mortali (paventando una pioggia di contenziosi) o confermare i cambi che reputano convenienti.
La sintesi politica spetta al premier Renzi. Il testo è nelle sue mani, oggi deciderà cosa entra e cosa esce dal Consiglio dei ministri. Se affondare sui notai, ad esempio, togliendo loro una fetta di atti (rogiti sulle pertinenze come box o cantine, atti societari per la costituzione della srl semplificata e su operazioni straordinarie come la fusione). Se andare allo scontro con i giganti di Internet, come Google news, introducendo la link tax spagnola anche in Italia (l’aggregatore di notizie paga un equo compenso all’editore per le notizie linkate nelle rassegne stampa personalizzate). Se sfidare i taxi, regolamentando Ncc e Uber. Se agitare i sonni dei contribuenti, eliminando il mercato di maggior tutela per gas ed elettricità, esponendo le bollette a rincari (e forse annunciare un dpcm con il commissariamento del gruppo gestore Gse, il M5S prepara una interrogazione parlamentare in proposito). Se scontentare i ministri Ncd Lupi e Lorenzin su porti e medicinali.
La partita sui farmaci di fascia C è l’emblema del clima di scontro che piomba sul Paese ogni volta che si parla di liberalizzazioni. Ieri l’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco, ha diffuso una lunga nota per esprimere la contrarietà all’estensione della vendita di quei farmaci nelle parafarmacie e nei supermercati (la spesa pro capite aumenterebbe del 2,2%). Le parafarmacie hanno risposto che «l’acquisto dei farmaci dietro presentazione di ricetta non determina abuso». Un caos.
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