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Arriva la badante di condominio

Tra pochi giorni Saci-Anaci e Cisal sigleranno il quarto rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro (Ccnl) per gli studi di amministrazione condominiale. Nel nuovo accordo sono state recepite alcune novità che rispondono alle presenti e future esigenze di chi opera e lavora nel mondo del condominio.
Il nuovo Ccnl Amministratori di Condominio interviene a livello retributivo e normativo, tenendo conto di come sta cambiando il comparto lavoro, Jobs Act compreso. Ma prevede anche al suo interno l’inquadramento di nuove figure “di carattere sociale”, quali la badante condominiale, l’assistente familiare e l’infermiere, per lo sviluppo di un micro-welfare che potrebbe avere il condominio come punto di riferimento. Ecco le novità di maggior rilievo.
Figure contrattuali
Il comparto a cui il contratto si rivolge è fatto sì dagli studi e dalle società che amministrano condomini o patrimoni condominiali ma anche dalle aziende che erogano servizi integrati agli edifici e da quei lavoratori che operano all’interno del condominio, quali addetti alle pulizie, tecnici della manutenzione, giardinieri, portieri (e, da ora, gli assistenti familiari). Si tratta di lavoratori con competenze molto diverse che il nuovo contratto si propone di delineare al meglio, con una ampliata classificazione del personale, che dia anche una maggiore gradualità ai differenziali professionali.
Welfare di condominio
Un’unica badante assunta da tutto il condominio che suddivide le ore di lavoro tra più famiglie, oppure un operatore socio sanitario che dia una mano nella cura degli anziani dello stabile: il nuovo Ccnl inquadra anche tali lavoratori. Come si traduce a livello pratico? Qualora l’assemblea condominiale deliberi la necessità di una figura di questo tipo all’interno dello stabile, il condominio stesso potrà assumere regolarmente la persona con il contratto Amministratori di Condominio; e la retribuzione verrà parcellizzata in quote tra i condòmini che avranno fatto richiesta del servizio. Di certo sono poste così le basi per rispondere in anticipo a una sempre più crescente necessità di micro-welfare, all’interno del panorama della contrattualistica in vigore (se si esclude quanto già previsto ma non definito nel Ccnl dei Proprietari di fabbricato). Secondo le previsioni demografiche Istat, la domanda di servizi legati all’invecchiamento della popolazione è un fenomeno che sarà destinato ad aumentare, perché nel 2043, gli ultra 65enni, oggi il 20% del totale, oltrepasseranno il 32%, e la metà di loro sarà costituita da ultra 80enni, un “esercito” di persone che avrà bisogno di assistenza, spesso non più surrogabile dalla famiglia di origine.
Formazione
Dal momento che la figura professionale dell’amministratore non ha un proprio albo, fino a ora non si era pensato a un percorso di alta formazione a lui dedicato. Ma è anche vero che chi svolge questo mestiere deve possedere un ampio ventaglio di competenze specifiche in area tecnica, giuridica ed economica: perciò, il nuovo contratto prevederà due percorsi di alta formazione, dedicati a chi si sta avvicinando alla professione, differenti a seconda dell’età: i giovani sotto i 30 anni potranno accedere all’apprendistato, per un massimo di 48 mesi; mentre a chi ha dai 30 anni in su, è rivolto il contratto a progetto “formazione-lavoro” (tenendo conto che il contratto a progetto è ancora attivabile, se inserito nel Ccnl di categoria, come in tal caso), della durata di 24 mesi al massimo. All’interno dei due percorsi sono previsti anche moduli di insegnamento in via telematica (attraverso l’Università degli Studi Niccolò Cusano) che potranno essere validati dall’ente bilaterale di riferimento (Enbif).
Retribuzione
Come in tutti i rinnovi, è atteso un incremento retributivo (contenuto in un 7% circa). Va ricordato, inoltre che, contrariamente agli altri contratti, il Ccnl Amministratori di Condominio prevede la regionalizzazione dei livelli retributivi, i quali variano a seconda del differente costo della vita, che è più alto in Lombardia e più basso in Molise. Importante: col nuovo contratto, le “classiche” 48 ore di permesso retribuito vengono “monetizzate” mensilmente. Tale soluzione è sia a vantaggio del lavoratore (perché la retribuzione mensile aumenta) sia a vantaggio del datore (perché aumenta la presenza al lavoro del dipendente, per una maggiore produttività).

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