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Arriva iPhone 5, scossa al Pil americano

NEW YORK – Una soglia non irrealistica vista la progressione delle vendite dei modelli precedenti. L’iPhone 3gs vendette “solo” un milione ma il 4s superò i 4 milioni nel primo weekend di disponibilità “fisica” nei negozi. Né Apple dovrà preoccuparsi di veder spuntare un altro concorrente all’orizzonte: ieri il fondatore e chief executive di Facebook ha detto che lanciare un telefonino sarebbe «una cattiva idea», smentendo categoricamente che il social network stia progettando un suo smartphone. Mark Zuckerberg parlava ad una conferenza tecnologica a San Francisco, dove per la prima volta ha affrontato le turbolenze che il suo social network ha attraversato dopo il collocamento in Borsa di maggio. Zuckerberg ha definito «deludente» l’andamento del titolo ed ha ammesso che «non aiuta» il morale dei dipendenti. Ha aggiunto che «nei prossimi tre o cinque anni tutto dipenderà dalla nostra abilità con le applicazioni sui telefonini». Ieri nel dopo-Borsa il titolo ha recuperato il 3%, dopo aver perso il 49% dalla quotazione del 17 maggio.
Intanto l’attesa per il lancio del nuovo smartphone targato Apple si arricchisce di una dimensione macroeconomica. L’arrivo del nuovo telefonino è l’equivalente di una mini-manovra di stimolo dei consumi. Lo sostiene uno studio della banca JP Morgan Chase. Una vendita di otto milioni di apparecchi nel terzo trimestre dell’anno basta ad aggiungere 3,2 miliardi di “fatturato” all’economia americana. Questo rappresenta già di per sé un incremento dello 0,3% del Pil su base annua: tutt’altro che trascurabile in quest’epoca di crescita fiacca. Un altro studio dimostra che dalla nascita dell’iPhone i benefici si sono estesi al settore delle telecom. La prima a goderne fu la AT&T che per un periodo ebbe l’esclusiva dell’iPhone, poi Apple ha aperto anche agli altri operatori. Tutti ne hanno avuto un aumento di fatturato perché lo smartphone invoglia il consumatore a utilizzare “applicazioni”. Il grafico degli andamenti di Borsa rivela una correlazione positiva tra il valore dei big delle telecom, e l’adozione dello smartphone da parte degli americani. Attualmente gli indici Dow Jones, S&P500 e Nasdaq sono ai massimi da quattro anni, hanno sostanzialmente cancellato le perdite della crisi iniziata nel 2008. Il ruolo di Apple è evidente: la regina della Silicon Valley si è conquistata il primato di Borsa grazie ad una progressione di valore del 445% in cinque anni.
La velocità con cui i consumatori adottano i nuovi prodotti di Apple è notevole. L’anno scorso quando fu lanciato l’iPhone 4S, in un solo trimestre il 12% di tutti gli utenti AT&T passarono al nuovo apparecchio. Quest’anno perfino T-Mobile, unico operatore a non avere un accordo con Apple per la distribuzione dei nuovi smartphone, lancia una campagna promozionale per attirare i proprietari di vecchi iPhone, utenti ormai liberi di scegliersi l’operatore.
Una grana per Apple spunta invece dalla Cina. È un nuovo scandalo legato al suo più grosso fornitore locale, la Foxconn Technology che assembla nello stabilimento di Shenzhen sia gli iPhone che gli iPad. La Foxconn divenne tristemente nota per una serie di suicidi tra i suoi operai. L’ultimo scandalo viene da una rivelazione di China Labor Watch, ong che difende i diritti dei lavoratori. La Foxconn, secondo questa rivelazione, sfrutta sistematicamente gli studenti degli istituti tecnici. Quasi una forma di “lavoro forzato”, anche se viene presentato sotto forma di “stage”.

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