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Arriva il bonus per 2,5 milioni ma cinquecentomila aspettano

ROMA — Arrivano i primi soldi sui conti correnti dei lavoratori autonomi. Tra ieri e oggi 2,5 milioni riceveranno l’indennità da 600 euro pagata dall’Inps a copertura delle perdite di marzo per il Covid 19. Entro domani si dovrebbe chiudere il cerchio con 3,6 milioni di accrediti totali. Restano fuori però 504 mila tra partite Iva, cococo e stagionali. In questo caso le domande risultano superiori alla platea coperta dal decreto Cura Italia. Per pagare tutti, occorre ora un decreto del ministero dell’Economia. Oppure attendere il decreto Aprile con nuovi stanziamenti.
Soddisfazione in casa Inps per gli accrediti effettuati, dopo il caos telematico di inizio mese quando il sito collassò più volte sotto la valanga di domande in arrivo. «Quando questa mattina – ieri, ndr – mio marito mi ha detto che erano arrivati i soldi dell’Inps ho pensato alla solita fake news » , racconta Carla, 28 anni, partita Iva di Milano. «Gli ho chiesto: Chi lo dice? Il tuo conto corrente, mi ha risposto. Poi in giornata ho ricevuto anche sms e mail dall’Inps. Una buona giornata, ma non basta. Spero davvero che il governo aumenti l’assegno di aprile a 800 euro perché siamo ancora tutti fermi ». Lo sperano anche i 504 mila lavoratori finiti – per ora – in lista d’attesa. Si tratta di 365 mila tra partite Iva e cococo. Più altri 139 mila stagionali del turismo e delle terme. Nel primo caso sono arrivate 704 mila domande, ma il decreto ne copre 339 mila. Nel secondo caso, Inps conta 312 mila domande contro 173 mila coperte. Il decreto Cura Italia del 17 marzo stanzia risorse distinte per ciascuna delle 5 categorie di autonomi da indennizzare. L’Inps può pagare solo “nel limite di spesa” stabilito dal decreto. Esistono vasi comunicanti tra le categorie, visto che le altre 3 – artigiani e commercianti, agricoli, spettacolo – registrano meno richieste del previsto? Sì all’articolo 126, ma occorre un decreto del ministero dell’Economia per spostare le cifre da un capitolo a un altro. Difficile farlo subito, visto che i capitoli non sono chiusi perché non esiste una data di stop alle domande per i 600 euro: gli autonomi possono ancora richiederli. Plausibile invece che il governo ne tenga conto per il prossimo decreto Aprile in cui stanziare una cifra importante per rinnovare la Cassa integrazione, prolungare e portare a 800 euro l’indennità per gli autonomi, introdurre il Rem, ovvero il Reddito di emergenza per chi non è stato coperto dal decreto Marzo: colf, badanti, baby sitter, somministrati, contratti a termine scaduti, lavoratori del sommerso.
Uno studio dell’Inapp – l’Istituto nazionale per l’analisi delle politiche pubbliche presieduto da Sebastiano Fadda – calcola in 140 mila i lavoratori in somministrazione occupati in settori sottoposti a lockdown , dunque fermi e a reddito zero. E in 600 mila i dipendenti a termine occupati in imprese a cui è stato imposto di chiudere i battenti: 419 mila di questi ricadono nel settore terziario, 225 mila in quello alberghiero e della ristorazione che registra il 93% di chiusure. «In questo settore – si legge nello studio – i rapporti a termine hanno una durata estremamente ridotta ed è verosimile che in presenza del fermo delle attività i contratti non siano rinnovati». Un altro nodo che il decreto Aprile dovrà sciogliere. Assieme a quello degli stagionali che hanno perso il lavoro dopo il 17 marzo e non lo troveranno neanche con la stagione estiva.

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