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Arretrato, Torino docet

Parte Strasburgo 2, il piano straordinario varato dal ministero della Giustizia per azzerare l’arretrato civile ultratriennale e affiancare sul piano organizzativo le riforme legislative promosse dal governo. L’obiettivo è quello di ridurre a un anno la durata massima delle cause civili commerciali e a meno di tre anni le altre di primo grado.

Alla guida del progetto che individua delle priorità di smaltimento, Mario Barbuto, chiamato in testa al Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria del ministero per attivare nel paese quel riuscito programma in atto dal 2001, prima presso gli uffici giudiziari di cui è stato in successione presidente, tribunale e Corte d’appello di Torino, e allargato poi a tutto il distretto torinese. Oggi, sotto il suo nome, il ministero fa il passo successivo: dal capoluogo piemontese a tutti gli uffici giudiziari italiani a cui il programma sarà proposto come best practice nella convinzione che non sia vero che i magistrati italiani sono poco produttivi ma che invece abbiano bisogno di aiuto per organizzarsi il lavoro (si veda ItaliaOggi del 15 gennaio 2015).

COME FUNZIONA

«Il metodo prevede per prima la scomparsa delle cause ultratriennali a rischio legge Pinto, l’arretrato in senso stretto e poi la presenza negli archivi delle cause infratriennali giacenti in senso tecnico suddivise in cause triennali da tenere sotto controllo, biennali considerate di routine e annuali, l’obiettivo virtuoso per eccellenza», ha spiegato Barbuto che affiancava il guardasigilli Andrea Orlando alla presentazione del 14 gennaio scorso di quello che in via Arenula è stato ribattezzato il Piano eccezionale contro l’arretrato.

Un metodo cronologico, quello del suo programma varato ben 14 anni fa che è stato inserito tra le best practice italiane censite dalla Sto, la Struttura tecnica organizzativa nata in seno al Csm nel 2010.

«Non c’è alcuna imposizione di regole né direttiva alcuna», ha assicurato Barbuto, «ma solo l’invito a dotarsi di un metodo di lavoro per la conoscenza e la riduzione del debito giudiziario italiano nei confronti degli utenti cittadini. Per il civile l’invito è a dotarsi di una delle best practice registrate dalla Sto del Csm mentre per il penale siamo ancora in una fase di radiografia delle giacenze e dell’arretrato. Voglio vincere questa sfida». Tre le fasi previste per il civile: la prima, già esaurita a novembre con un censimento realizzato tramite la Direzione statistica del ministero che ha permesso l’identificazione per rispettivi tribunali e corti d’appello della reale entità delle cause giacenti distinguendole dal più grave arretrato ultratriennale. La seconda fase prevede invece l’azzeramento in tempi brevi di parte dell’arretrato secondo il principio Fifo – First in, first out: la prima causa che entra, è anche la prima a uscire. Così, in uno stringente timing, si prevede entro sei mesi l’azzeramento degli oltre 82 mila contenziosi iscritti a ruolo fino al 2000 ed entro i successivi nove mesi, dei 127 mila e oltre affari iscritti fino al 2005. La terza fase prevede in ultimo la gestione dell’arretrato residuo: gli otre 835 mila affari civili del periodo 2006-2010 e le giacenze infratriennali degli iscritti 2011-2013 pari al risultato di 2.692.504 affari civili.

LE RISORSE

La legge di stabilità ha previsto l’istituzione di un fondo presso il ministero della Giustizia per l’efficienza del sistema giudiziario che prevede lo stanziamento di 50 milioni per il 2015, 90 per il 2016 e 120 dal 2017. Alle risorse economiche, si aggiungono le risorse umane per gli uffici dove c’è una scopertura di 9 mila amministrativi: a riguardo, ne arriveranno 1031 da altre amministrazioni (dovrebbero essere le province) in base all’attuale bando di mobilità volontaria esterna e 144 unità sono in corso di assunzione da graduatorie parzialmente inutilizzate da parte di altre amministrazioni.

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