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Arretrato civile, roba da grandi

Arretrato civile concentrato nei tribunali più grandi. Su un totale di 139 uffici giudiziari, i primi 20 tribunali italiani raccolgono quasi la metà delle pendenze complessive (2,5 milioni sui 5,2 totali). A Roma, per esempio, al 30 giugno 2013 dovevano ancora essere chiuse presso il tribunale 204.913 cause civili e a Napoli oltre 175 mila. Stessa sorte per le Corti di appello. Le prime cinque Corti (Roma, Napoli, Bari, Milano e Bologna) concentrano la metà delle pendenze di secondo grado: sul 20% delle Corti, più precisamente, grava il 51,13% delle carico arretrato totale. Anche qui Roma è in testa con quasi 90 mila cause da risolvere, seguita da Napoli con 66.491 e da Bari con 19.335. I primi dieci giudici di pace coprono, infine, il 37,5% dell’arretrato. Questi i dati emersi a conclusione del Censimento speciale sulle pendenze di tutti gli uffici giudiziari, svolto dal Ministero della giustizia, attraverso il quale via Arenula ha reso noto carico nazionale degli affari civili pendenti, che annovera tutti i procedimenti portati all’esame dei giudici e non ancora conclusi al 30 giugno 2013. Nei tribunali ordinari, il 36,8% delle pendenze, pari a 1.224.829, riguarda contratti, locazioni, comodati, trascrizioni e responsabilità extracontrattuali, così come in Corte d’appello dove su questi temi verte il 47,9% delle cause da chiudere (197.611).

Concentrazione e sedi. Se da un lato, sui primi 20 Tribunali per volume d’affari, grava il 47,4% delle cause non chiuse è pur vero, però, che sui primi 10, ovvero sul 6% dei Tribunali, grava il 33,1% del totale delle cause di primo grado che non si sono ancora concluse. A completare il quadro dietro a Roma e Napoli ci sono, infatti, Milano (175.248), Foggia (113.456) e Bari (110.686), seguite, a loro volta da Salerno, Santa Maria Capua Vetere, Lecce e Palermo su cui gravano complessivamente 373.378 cause. Sui primi cinque tribunali grava, quindi, quasi il doppio delle cause che gravano sui secondi cinque.

Non dissimile, poi, la sorte delle Corti d’appello. Sulle Corti di Roma, Napoli, Bari, Milano e Bologna gravano, infatti, 211.028 cause non ancora chiuse al 30 giugno 2013, ovvero, più del 50% del totale delle cause pendenti presso le Corti di appello totali.

Le materie. A fare da padrone presso Tribunali e Corti d’appello, le cause di cognizione ordinaria, ovvero tutte quelle inerenti contratti, responsabilità extracontrattuale, diritti reali, locazioni, comodato a cui si aggiungono i procedimenti secondo rito sommario. In particolare, i procedimenti di cognizione ordinaria solo il 36,8% (1.224.829). A seguire, poi, le cause in materia di previdenza (11.5% pari a 384.098) e quelle inerenti a procedimenti esecutivi mobiliari (9,3% pari a 309.111). Fanalini di coda, invece, le istanze di fallimento (0,5% pari a 16.945) e i divorzi a firma congiunta (0,4% pari a 13.498). Presso le Corti di appello, invece, la cognizione ordinaria arriva a coprire quasi il 50% delle cause pendenti (47,9% pari a 197.611). A seguire, poi, sempre la previdenza con il 21,5% delle cause non chiuse (88.632) e l’equa riparazione, ovvero le cause relative alla durata del processo, tema che copre il 10,9% delle cause pendenti (45.159). In questo caso, a chiudere le fila sono le cause di lavoro relative al pubblico impiego (5,5% pari a (22.847). Per quanto riguarda, invece, il Giudice di pace, il 42,4% (559.974) delle cause ha ad oggetto l’opposizione a sanzioni amministrative mentre il 34% (448.061) riguarda il risarcimento danni da circolazione. Ultime le cause in materia di immigrazione (0,2% pari a 3.054).

La giacenza. Gli studi condotti dal Ministero della giustizia ed elaborati dalla Direzione generale di statistica del Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria, hanno avuto ad oggetto tutti i procedimenti portati all’esame dei giudici e non ancora conclusi al 31 dicembre 2013. Dai dati emerge che più del 70% delle pendenze civili risulta essere stato iscritto nell’ultimo triennio e soltanto il rimanente 30% in precedenza. «La giacenza», ha spiegato, ieri, via Arenula tramite una nota, «costituisce il risultato di un ricambio tra sopravvenienze ed esaurimento e, la sua anzianità fisiologica, viene calcolata in tre anni per gli uffici di primo grado e in due anni per quelli di secondo grado. Il rimanente 30%, cioè l’arretrato in senso stretto costituisce, invece, la patologia che contribuisce a relegare la giustizia italiana in fondo alle classifiche sull’efficienza dei sistemi giudiziari». Soddisfatto del risultato il ministro della giustizia Andrea Orlando. «Questo studio», ha dichiarato il numero uno di via Arenula, «è la dimostrazione che il governo e il Ministero stanno mettendo il massimo impegno per abbattere l’arretrato civile e restituire credibilità al sistema giustizia». Per il capo dipartimento Mario Barbuto e direttore generale della statistica Fabio Bartolomeo, invece, «prima di passare alla terapia occorre conoscere la radice della malattia attraverso opportune radiografie e questo è stato reso possibile da un nuovo strumento di rilevazione denominato Datawarehouse Giustizia Civile, che consente la rilevazione di tutti i dati statistici del settore in ciascun ufficio giudiziario».

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