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Arredi, pignorabilità con il freno

Gli arredi dello studio professionale sono pignorabili a meno che il debitore non riesca a provare che sono indispensabili all’esercizio della professione.

Lo ha stabilito la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 17900 del 18 ottobre 2012, ha dato ragione a una ex moglie che aveva ottenuto il pignoramento di una libreria, un tavolo, le sedie e una poltrona dello studio di lui.

La disposizione interpretata dalla Suprema corte è stata modificata nel 2006. I beni per l’uso professionale erano totalmente impignorabili ora lo sono solo nei limiti di un quinto.

E comunque questo principio, ad avviso della terza sezione civile, non riguarda gli arredi dello studio che non sono direttamente collegati all’attività lavorativa. Confermando la decisione del Tribunale di Vasto la Cassazione ha chiarito che il giudice di merito ha esposto in maniera estremamente chiara i motivi della scelta adottata, avendo in sostanza esplicitato che la sola deduzione della inerenza degli arredi pignorati all’attività professionale svolta dal professionista, e la stessa allegazione della loro insopprimibile necessità, non erano sufficienti ai fini del riconoscimento della ricorrenza della particolare ipotesi di impignorabilità.

Ora, questo approccio, che presuppone l’insufficienza della mera destinazione di un bene all’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore e che onera l’esecutato della prova della concreta indispensabilità del bene ai fini indicati, «è coerente e con la lettera della norma volta a non privare il debitore della possibilità di vivere onestamente con il proprio lavoro». Non a caso, del resto, la stessa Cassazione ha a più riprese sottolineato che il criterio dell’indispensabilità, che la norma richiamata pone come discrimine tra beni pignorabili e beni impignorabili, ha carattere relativo, essendo sostanzialmente frutto di una valutazione avente ad oggetto le concrete condizioni di esercizio dell’attività professionale, artistica, di lavoratore autonomo o di imprenditore del debitore di cui, di volta in volta si tratta, con connessa, conseguente esclusione dall’area della impignorabilità delle strutture professionali o produttive in cui il fattore capitale prevalga sull’attività personale.

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