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Arredi, acquisti esteri scontati

Possibile usufruire del bonus mobili anche se l’acquisto degli stessi è avvenuto all’estero. Le spese per il recupero del patrimonio edilizio possono essere recuperate anche da un condominio di fatto. I soggetti residenti in Italia sono obbligati a dichiarare i redditi di lavoro dipendente percepiti all’estero sulla base delle misure convenzionali annualmente stabilite.

L’aliquota ridotta Iva per l’acquisto dell’auto da parte di un soggetto disabile prescinde dalla necessità o meno di dover adattare il veicolo stesso alle ridotte o impedite capacità motorie del contribuente.

Sono, in sintesi, i principali chiarimenti in materia di imposta sul reddito delle persone fisiche contenuti nella circolare n.11/e del 21 maggio scorso avente appunto a oggetto la risoluzione di tutta una serie di questioni interpretative sollevate dal coordinamento nazionale dei centri di assistenza fiscale.

Il citato documento di prassi amministrativa è formulato sulla base dello schema domanda/risposta e nella tabella in pagina sono riportate, per sintesi, proprio le principali questioni sottoposte dai Caf all’attenzione delle Entrate e le relative soluzioni interpretative.

 

Bonus mobili e arredi acquistati all’estero. Come è noto per poter usufruire della detrazione per l’acquisto di mobili e arredi degli immobili ristrutturati è necessario conservare la documentazione attestante l’effettivo pagamento (ricevute dei bonifici, ricevuta di avvenuta transazione per i pagamenti mediante carte di credito o di debito) e le fatture di acquisto dei beni acquistati. Ciò premesso il dubbio interpretativo sottoposto all’esame dell’agenzia riguarda la possibilità di usufruire del c.d. bonus mobili e grandi elettrodomestici nell’ipotesi di acquisto di tali beni all’estero, regolarmente documentato da fattura liquidata a mezzo bonifico bancario o con l’utilizzo di carta di credito o di debito.

Per le Entrate se il contribuente conserva la documentazione richiesta dalla legge ed esegue gli adempimenti ivi previsti, non vi sono cause ostative per cui l’acquisto dei mobili ed elettrodomestici non possa avvenire anche all’estero.

Redditi di lavoro dipendente di fonte estera. La questione sottoposta all’attenzione delle Entrate è quella di un lavoratore dipendente, residente in Italia che ha svolto, per un periodo superiore a 183 giorni, una prestazione lavorativa all’estero in via continuativa. In una situazione del genere ci si chiede se è tenuto a dichiarare in Italia i redditi di lavoro dipendente anche se il datore di lavoro è estero e non sia presente in Italia alcun soggetto che adempia, in suo favore, agli obblighi contributivi.

La risposta interpretativa fornita nella circolare in commento non lascia spazio ad alcun dubbio. Poggiando sul disposto dell’articolo 51, comma 8-bis, del Tuir, i soggetti che si trovano nella condizione di cui al quesito posto, si legge nella circolare, devono dichiarare tali redditi di lavoro percepiti all’estero nella misura convenzionale annualmente definita con decreto del ministero del lavoro e della previdenza sociale.

Recupero patrimonio edilizio in assenza di condominio. Nel caso di interventi su parti comuni di un edificio ci si chiede se, in assenza di un obbligo giuridico di costituzione del condominio e di fissazione delle relative tabelle millesimali, i comproprietari possano suddividere la spesa sulla base di un rendiconto che tenga conto degli importi effettivamente pagati o se sia necessario ripartire in parti uguali la spesa.

Secondo la circolare in commento quando più comproprietari si accordano per effettuare una spesa in comune è già sorto, perlomeno nei fatti, un condominio fra loro. In tali ipotesi il condominio di fatto acquista la qualità di sostituto di imposta e come tale deve possedere un codice fiscale. Anche se non sussiste l’obbligo di nomina dell’amministratore, saranno i condomini stessi a richiedere il codice fiscale ed espletare tutte le pratiche necessarie per poter usufruire della detrazione relativa alle spese sostenute per ristrutturazioni sulle parti comuni dell’edificio. Per quanto concerne i pagamenti, si legge nella circolare, sarà necessario effettuare i bonifici indicando oltre al codice fiscale del condominio, anche quello del singolo condomino che effettua materialmente il pagamento. La ripartizione delle spese dovrà poi avvenire in base ai millesimi di proprietà o ai diversi criteri previsti dal codice civile.

Acquisti di immobili da accorpare catastalmente. Ci si è chiesti se un contribuente, già proprietario di una unità immobiliare acquistata come abitazione principale con relativa stipula di un mutuo ipotecario per il quale si detraggono gli interessi passivi decida, dopo due anni dal primo acquisto, di acquistare un’altra unità immobiliare adiacente alla prima, stipulando nel contempo un nuovo mutuo ipotecario «per acquisto prima casa», possa detrarre anche gli interessi passivi relativi a questo secondo mutuo ipotecario.

Il quesito precisa ulteriormente che il contribuente, immediatamente dopo il secondo acquisto, procede a una variazione catastale, unificando le due unità immobiliari e ottenendo così un’unica unità immobiliare per la quale aveva già stabilito la sua residenza avendola adibita ad abitazione principale già all’atto del primo acquisto.

Secondo le Entrate in un caso del genere il contribuente ha diritto a detrarsi gli interessi passivi afferenti anche il secondo mutuo al verificarsi però di tutta una serie di condizioni quali: la realizzazione dell’accorpamento delle due unità risultante da apposita variazione catastale; la necessità che nel secondo contratto di mutuo sia specificato o autocertificato che lo stesso è stato stipulato per l’acquisto dell’abitazione principale; che l’immobile risultante dalla fusione sia adibito ad abitazione principale entro un anno dall’acquisto.

Ovviamente, pur in presenza di due mutui prima casa, resta immutato il limite annuo di detrazione di 4 mila euro che si riferisce agli interessi e oneri accessori complessivi di entrambi i mutui.

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