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Armistizio Lvmh-Hermès Arnault rinuncia alla scalata

La guerra più eclatante della moda francese finisce con un armistizio. Lvmh e Hermès siglano un accordo in base al quale il colosso del lusso guidato da Bernard Arnault rinuncia alla scalata di Hermès di cui aveva acquistato fino al 23,2% del capitale, pari a un valore di 6,4 miliardi. Secondo la mediazione del tribunale commerciale di Parigi, sottoscritta dalle parti, Lvmh distribuirà ai propri soci le azioni Hermès in portafoglio, riducendo la partecipazione in Hermès fino all’8,5%. Il gruppo Arnault e le società controllate attraverso Christian Dior si impegnano anche a non acquistare azioni Hermès almeno fino al 2019.

Si chiudono così 5 processi (2 promossi da Lvmh e 3 da Hermès) dopo la “mini scalata” iniziata nell’ottobre 2010 all’insaputa di Hermès, che si è sempre opposta a questa partecipazione. Nonostante Lvmh abbia sempre smentito ogni ostilità nei suoi investimenti, era stata sanzionata dall’Autorité des Marchés Financiers, la Consob francese, con una multa record pari 8 milioni per non avere resi noti i progressivi acquisti. L’antica selleria di Faubourg-Saint-Honoré, fondata nel 1837 da Thierry Hermès e oggi guidata da Axel Dumas, 44 anni, rappresentante della sesta generazione, in questi anni si è opposta con tutti i mezzi all’ingresso di Arnault nel capitale. Nel 2011 è stata creata la holding “H51”, cassaforte di famiglia in cui il 51% delle azioni di Hermès sono vincolate per 20 anni.
La battaglia finanziaria di Hermès contro il magnate della moda francese abituato a fare shopping di marchi e aziende anche in Italia ha appassionato molti esperti del settore, anche per via delle forze in campo: Hermès ha una notorietà mondiale ma un fatturato di 3,75 miliardi contro i 29,15 miliardi di Lvmh. Nella rivalità si scontrano anche stili imprenditoriali diversi. Dopo il primo raid in Borsa, l’allora direttore di Hermès, Patrick Thomas, trattò Arnault come un parvenu. «Noi non siamo lusso, ma qualità». Arnault, 63 anni, uomo più ricco di Francia, ha deciso di deporre le armi, con qualche vantaggio. Oltre a risparmiare tutte le spese legali per i contenziosi aperti, avrà un corposo sconto fiscale sui 2,8 miliardi guadagnati con l’acquisto delle azioni Hermès: una somma che non sarà tassata come plusvalenza ma come dividendo. A partire da dicembre, Lvmh distribuirà le azioni che detiene in Hermès ai propri azionisti (tra cui anche gli italiani Della Valle e i fratelli Bulgari). La Borsa di Parigi ha premiato Lvmh, che ha messo a segno un rialzo superiore al 4%. Hermès ha lasciato sul terreno oltre il 7% venendo meno l’appeal speculativo, anche se la maison di Faubourg-Saint-Honoré ha accantonato un cash flow pari a 1 miliardo, ora probabilmente distribuito agli azionisti.
Lvmh, Dumas e Arnault si dicono soddisfatti per aver pacificato «le relazioni tra i due gruppi rappresentativi del savoir faire francese». Hermès è un’azienda famigliare unica nel suo genere, con un margine operativo pari al 32% (rispetto al 21% di Lvmh) e alcuni prodotti simbolo, come la borsa Birkin che si vende a oltre 10mila euro. «Da Hermès non diciamo è caro, ma è costoso», dice Dumas per sintetizzare un concetto di eleganza molto francese, poco esibito e pacchiano. Per Arnault potrebbe non essere il capitolo finale. Anche quando arriverà all’8,5%, il magnate rimarrà il primo singolo azionista della Maison. E con un futuro cambio di generazione alla guida dei due gruppi la battaglia potrebbe essere riaperta.
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