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Aria di liberalizzazioni

Conto alla rovescia per le nuove liberalizzazioni in materia di professioni. Oggi in consiglio dei ministri, infatti, dovrebbe approdare una nuova lenzuolata di misure finalizzate, dice il premier Renzi, a favorire lo sviluppo della concorrenza. Tantissimi i capitoli contenuti nella bozza sul tavolo dei ministri: dalla stretta per banche, servizi pubblici locali e assicurazioni, alle norme «per la concorrenza nella professione forense e nel notariato» e «per incrementare la concorrenza nel settore farmaceutico». Il condizionale è d’obbligo, non solo perché il testo è stato blindatissimo fino a ieri, pur essendo stato trasmesso mercoledì a Palazzo Chigi, ma anche perché su più di una norma ci sono spinte e pareri contrari pure tra gli stessi rappresentanti del governo, basti pensare alla diatriba fra le due ministre Guidi-Lorenzi sulle farmacie. Ma due punti sono chiari: il primo che si tratta di un disegno di legge, e non di un decreto come si ipotizzava fino a qualche giorno fa, il secondo è che la traccia seguita dal ministro dello sviluppo economico Federica Guidi è quella della segnalazione trasmessa dall’Antitrust la scorsa estate. Diverse le norme in materia di professioni che fino a ieri sera erano contenute nel testo.

Per gli avvocati due le novità principali contenute nell’ultima bozza circolata ieri sera: la previsione di poter costituire società multidisciplinari facendo partecipare anche i soci di capitali non professionisti e l’ abrogazione del divieto reinserito nella riforma forense del patto con cui «l’avvocato percepisca come compenso in tutto o in parte una quota del bene oggetto della prestazione o della ragione litigio».

Per i notai, invece, tra le misure volte alla concorrenza si prevede che «uditi i consigli notarili e le corti d’appello, tenendo conto della popolazione, dell’estensione del territorio ( ) a ogni posto notarile corrisponda una popolazione inferiore a 7 mila abitanti» (oggi è almeno 7 mila abitanti).

Poi ancora tra le norme il discusso tema delle farmacie, anche se tra le ipotesi circolava la possibilità di sdoppiare il provvedimento e rimandare questo capitolo a una fase successiva. In ogni caso tra le due opzioni contenute nel provvedimento sembra che possa prevalere quella che indica la possibilità di intervenire sulla legge 475/1968 trasformando il numero massimo in numero minimo di farmacie ogni 3.300 abitanti. In pratica si cambierebbe da «una farmacia» per 3.300 abitanti ad «almeno una», con la scelta affidata ai comuni di decidere quante farmacie aprire. Inoltre sembrerebbe confermata la possibilità di estendere alle parafarmacie la possibilità di vendere farmaci di «fascia C» con obbligo di prescrizione anche nelle parafarmacie o nei nuovi punti vendita, scelta che il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha definito però insostenibile anche dal punto di vista tecnico.

Infine ritorna la norma che aveva fatto andare su tutte le furie le professioni tecniche (che all’epoca riuscirono ad averla vinta) e che apriva la possibilità alle società di ingegneria, quindi di capitali o cooperative, di poter fornire servizi di progettazione anche ai privati. Mercato questo da cui, fino ad ora, ne erano escluse.

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