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Argentina, accordo fatto con i fondi Usa

Una giornata campale. Il neo presidente argentino, Mauricio Macri, incassa un’importante vittoria politica, gli hedge fund americani accettano un compromesso e l’Argentina acquisisce le condizioni per rientrare sul mercato dei capitali.
L’annuncio di ieri, a New York, è quello di «un accordo di principio» da 4,653 miliardi di dollari con gli holdouts, un altro tassello che configura la chiusura della vicenda dei tangobond.
Il mediatore Daniel Pollack, incaricato dal Tribunale americano, ha dichiarato: «È un piacere annunciare che la battaglia in corso da 15 anni tra l’Argentina ed Elliot Management, guidato da Paul E. Singer, è ora ben sulla via della risoluzione».
Per parte sua Singer ha replicato: «Siamo soddisfatti di aver raggiunto un accordo con l’Argentina».
La cifra concordata rappresenta il 75% delle richieste degli hedge fund e verrà pagata in contanti; i fondi avvoltoio, così chiamati dagli argentini, si sono impegnati a non interferire nel processo di accesso al mercato dei capitali dell’Argentina per raccogliere i fondi necessari al pagamento.
Lo storico accordo è soggetto all’approvazione del Congresso argentino che potrà avvenire nelle prossime settimane. Il valore di quest’accordo è doppiamente importante proprio perché a partecipare all’intesa vi è il gruppo più intransigente, quello guidato dal magnate Paul Singer. L’intesa include oltre a Singer anche i fondi Aurelius, Dvaidson Kempner e Bracebridge Capital.
«Alcuni aspetti sono ancora in discussione» , ha spiegato Pollack, precisando che il pagamento di 4,65 miliardi di dollari sarà effettuato in contanti.
Un altro dettaglio riguarda la scadenza dell’accordo: tecnicamente scade il 14 aprile 2016 ma le parti, se vorranno, potranno riprogrammarne la scadenza. Buenos Aires finanzierà tale esborso chiedendo prestiti sul mercato finanziario, ha aggiunto Pollock. «Si tratta di un passo enorme per una querelle molto lunga», ha aggiunto Pollack.
Il giudice americano ha chiesto qualche giorno fa che il Congresso argentino abroghi con urgenza le leggi conosciute come “Cerrojo” e “Pago Soberano” che hanno finora impedito l’accordo con i fondi avvoltoio, in particolar modo con quelli più intransigenti.
I fondi, pur essendo altamente speculativi, chiedevano il rimborso totale delle obbligazioni in default ma Griesa stavolta pare essere più conciliante.
In sintesi, appena il Congresso di Buenos Aires avrà abrogate queste due leggi, Griesa toglierà l’impedimento giuridico, il governo argentino potrà riprendere il pagamento delle cedole ai risparmiatori che hanno accettato lo swap del 2005 e del 2010, permettendo al Paese di uscire dal default selettivo.
L’ex presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner aveva infatti definito gli hedge fund “terroristi finanziari” dopo il loro rifiuto di partecipare alle due ristrutturazioni del 2005 e del 2010.
Nelle ultime settimane la pressione sugli hedge fund per chiudere la disputa è aumentata. L’accordo da 1,3 miliardi di dollari di Buenos Aires con i titolari di bond italiani è stato uno degli elementi chiave.

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