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Area Ocse a un passo dalla stagnazione

di Marco Moussanet

Il rapporto presentato ieri dall'Ocse, con l'aggiornamento delle previsioni sulla crescita dei Paesi del G-7, è di quelli da far tremare le vene ai polsi.

«L'andamento delle principali economie sviluppate nel secondo trimestre dell'anno – spiega il capo economista e numero due dell'organizzazione parigina Pier Carlo Padoan – è stato nettamente peggiore di quanto ci aspettavamo e il ritmo di sviluppo degli emergenti sta rallentando. Il commercio mondiale ha smesso di crescere e la disoccupazione ha smesso di scendere. L'impatto sul Giappone di terremoto e tsunami è stato più forte del previsto e i prezzi delle materie prime si sono nuovamente impennati. Ma soprattutto c'è una caduta generalizzata della fiducia da parte di famiglie e imprese, cui si aggiunge un aumento del rischio percepito sui mercati. In particolare negli ultimi due mesi si è diffusa la sensazione che i policy makers sui due lati dell'Atlantico stiano tentennando e che le risorse per correre ai ripari siano ormai ridotte al lumicino».

Un disastro insomma. Che si traduce in stime largamente riviste al ribasso sulla seconda parte del 2011. La crescita delle grandi economie del G-7, i cui ministri delle Finanze si riuniscono oggi e domani a Marsiglia insieme ai governatori delle rispettive banche centrali, sarà inferiore all'1% annualizzato (1,6% nel terzo e 0,2% nel quarto trimestre, addirittura 1,1 e 0,2 se si esclude il Giappone).

Pur nel quadro di un'incertezza crescente, che rende le stime abbastanza aleatorie (i margini di approssimazione arrivano fino al 2,7%), le previsioni parlano di un'economia americana in crescita dell'1,1% nel terzo trimestre (rispetto al 2,9% immaginato dallo stesso Ocse solo tre mesi e mezzo fa) e di appena lo 0,4% nel quarto (era del 3%).

Ci sono persino dei segni negativi, nella tabella dell'Ocse: -0,1% per l'Italia nel terzo trimestre e -1,4% per la Germania nel quarto. Francia (0,9% e 0,4%) e Gran Bretagna (0,4% e 0,3%) danno qualche timido segnale di vitalità e solo il Canada (1% e 1,9%) se la cava abbastanza bene.

Ovvie le conseguenze sulle stime relative all'intero 2011: per l'Italia è prevista una crescita dello 0,7% (era dell'1,1% in maggio), per gli Stati Uniti si passa dal 2,6% all'1,4% e per la Germania dal 3,4% al 2,9 per cento.

Una situazione che spinge Padoan a ipotizzare la possibilità di una recessione tecnica (due trimestri successivi di crescita negativa) in qualche grande economia.

Il numero due dell'Ocse preferisce non dire quali, ma esclude comunque il nostro Paese: «L'Italia mi sembra destinata a galleggiare appena sopra lo zero, siamo più in una prospettiva di semistagnazione che di recessione. Ma da un punto di vista più generale non si può escludere un peggioramento del quadro complessivo nei prossimi mesi, anche se siamo in presenza di una situazione decisamente meno drammatica rispetto al 2008 e 2009».

Cosa si può fare per cercare di invertire una tendenza che appare oggi quasi inevitabile? «Bisogna fare il possibile – risponde Padoan – per cercare di trovare un equilibrio tra il processo di risanamento dei conti pubblici, che deve assolutamente proseguire, e misure di sostegno alla crescita. La politica monetaria deve restare accomodante e dove ci sono i margini per farlo i tassi devono scendere. Sul fronte della politica fiscale lo cose sono più complicate perché c'è un giusto, inevitabile piano di consolidamento in corso. Ma alcuni Paesi hanno qualche spazio di movimento, penso in particolare alla Germania».

Quanto alla manovra appena varata dal Governo italiano dall'Ocse arrivano giudizi positivi: «Si tratta di misure importanti – commenta Padoan – che vanno nella direzione giusta e danno segnali di fiducia. Mi riferisco soprattutto all'inserimento in Costituzione dei vincoli di bilancio, all'aumento dell'Iva, all'accelerazione della riforma pensionistica, all'abolizione delle Province. Il problema è che sarebbe opportuno non fermarsi qui. Anche per quanto riguarda l'Italia credo sia necessario adottare misure di sostegno alla crescita. È stato detto e ripetuto, ma insisto nel sottolineare che bisogna varare riforme strutturali di liberalizzazione del mercato, in particolare quello dei servizi. E, pur con le difficoltà del momento, bisogna affrontare il tema del cuneo fiscale. Se non subito, appena possibile».

L'Ocse dice infine la sua sulla controversa questione del livello di capitalizzazione delle banche: «Va rafforzato, alla luce della forte esposizione sui debiti sovrani».
 

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