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Area euro di nuovo in rotazione

di Guido Plutino

Dopo gli spiragli di fiducia aperti nei giorni scorsi dall'approvazione del piano di austerity da parte del Parlamento greco, è già tempo di verifica per la rotazione settoriale avviata a inizio anno nelle Borse dell'area euro? Diversi segnali – oltre al possibile avvio del nuovo bailout – fanno propendere per una risposta affermativa, tra l'altro a dimostrazione dell'attuale nervosismo dei mercati. Da un certo punto di vista, in tempi di globalizzazione l'asset allocation dei capitali ricorda infatti il moto perpetuo e in effetti l'evoluzione in parte inattesa della congiuntura da un lato, il verificarsi di eventi eccezionali di grande rilevanza dall'altro, comportano la necessità di una manutenzione più frequente del portafoglio.

L'area euro è al centro del fenomeno, anche a causa della sua disomogeneità. Davanti alle sfide della fase congiunturale, le economie nazionali si muovono infatti in ordine sparso, aprendo e chiudendo opportunità di investimento. «All'inizio del 2011 – spiega Olivier Huet, fund manager european equities di Edmond de Rothschild asset management – abbiamo assistito a una rotazione che ha privilegiato i settori che più avevano sofferto nel 2010.

Il settore bancario, in particolare, raccolse nuovi favori grazie anche alla maggiore visibilità sulle regole di Basilea 3, mentre aumentavano le preoccupazioni sulla crescita dei Paesi emergenti. Da marzo le cose sono cambiate e le azioni più esposte verso i mercati emergenti hanno cominciato a offrire di nuovo livelli di ingresso interessanti. Il miglior esempio in questo senso è rappresentato dal comparto del lusso».

In una lettura proattiva delle contingenze sfavorevoli, inoltre, il disastro di Fukushima e la successiva moratoria nucleare hanno creato nuove opportunità di business per molte società, tra cui Bg Group, Siemens e Abb.

Cercando di spingere lo sguardo oltre gli eventi contingenti, quello dei Paesi emergenti resta uno dei driver più rilevanti. «Il punto importante – precisa ancora Huet – è che le economie emergenti stanno crescendo a una velocità molto maggiore di quelle sviluppate e il trend proseguirà oltre il 2011». Questo spiega il costante interesse di numerosi gruppi europei per questi mercati (da Michelin a Vallourec, da Vivendi a Schneider) sia sotto forma di investimenti per la creazione di nuovi stabilimenti produttivi sia per realizzare acquisizioni.

Il brusco rallentamento della ripresa spinge però molti investitori ad adottare un atteggiamento più cauto. «La frenata – commentano infatti Andrea Delitala e Marco Piersimoni, rispettivamente head of investment advisory e investment advisory di Pictet – è più precoce e repentina di quanto anche i prudenti come noi si attendessero. Detto ciò, abbiamo la sensazione che si tratti di un altro vuoto d'aria della crescita piuttosto che di una ricaduta seria, o addirittura un'inversione di tendenza».

Questo giudizio si traduce in indicazioni tattiche che mantengono un peso azionario complessivamente sotto benchmark. Ciò tuttavia non esclude che nella suddivisione per aree geografiche l'estratto della "Nota di strategia" di Pictet (aggiornata alla seconda metà di giugno) preveda un sovrappeso per l'Europa, mentre nella considerazione dei settori l'indicazione tattica mantiene un analogo giudizio per i titoli industriali e per l'information technology. Ma senza urgenze temporali eccessive. «Le Borse hanno iniziato a reagire al rallentamento economico – riprendono Delitala e Simoni – e il peggioramento del tono generale ha provocato prese di profitto. Dal canto nostro, non abbiamo fretta nel ricomprare quanto abbiamo suggerito di vendere e rimaniamo con una quota azionaria sotto benchmark».

Infine, per capire quale sia l'umore diffuso tra operatori e money manager è indicativo anche quanto emerge da R&CA Ricercaefinanza.it, social network dedicato ai professionisti della finanza. «In una tavola rotonda tenuta online nei giorni scorsi – spiega Corrado Caironi, investment strategist di R&CA – sono emerse posizioni differenti dei gestori nella valutazione attuale dei mercati finanziari. Da più parti è stata espressa la convinzione che la crisi sia legata alla fase mediana del ciclo, anche se rimangono divergenze di valutazione sui tempi effettivi di recupero e sulla direzione dei mercati».

Una situazione incerta, da affrontare con energia. Purchè alternativa: dopo la proposta di Germania e Svizzera di abbandonare il nucleare, questo settore emerge infatti come la carta da giocare, anche in un orizzonte di lungo periodo.

 

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