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Arca, riassetto soci e poi l’ingresso di un fondo

Due popolari in uscita dalla compagine azionaria (il Banco e Marostica), altre che due potrebbero accodarsi (Veneto e Vicenza) e una in particolare (Bper) destinata non solo a rimanere ma a rafforzarsi. Un private equity in ingresso, sullo sfondo la Borsa. 
Tra i tanti cantieri, veri o presunti, del mondo delle popolari, ce n’è uno che sta per entrare nel vivo: è quello di Arca, la Sgr di riferimento per buona parte delle grandi banche cooperative italiane. I primi passi del riassetto, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, si sono già compiuti in estate. Con il varo di una società dedicata a prodotto e gestione operativa, controllata al 100% da Arca Sgr e guidata da un cda con tre indipendenti accanto al presidente e al ceo della holding, Guido Cammarano e Ugo Loser.
L’obiettivo? Immunizzare la gestione dal rimescolamento dei soci, iniziato proprio in occasione dell’assemblea straordinaria che ha varato la newco: il Banco Popolare e la Popolare di Marostica (passata sotto il controllo di Volksbank) hanno esercitato il diritto di recesso, offrendo ai soci le proprie quote (rispettivamente il 19% e il 2%).
A comprarle dovrebbero essere anzitutto Bper – secondo indiscrezioni la delibera è attesa martedì prossimo in cda – e Popolare Sondrio, con la banca guidata da Alessandro Vandelli che dovrebbe salire dall’attuale 19,9% a ben oltre il 30%, avvicinando così il suo peso nell’azionariato alla quota sulle masse gestite dalla Sgr (intorno al 40%).
Il disegno, però, va oltre. A quanto si apprende, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, ricevuto l’ok di Bankitalia al riassetto dei soci, Arca dovrebbe nominare un advisor per la ricerca di un partner finanziario. Nei mesi scorsi, sull’onda della riforma di settore innescata dal governo Renzi e del riassetto dell’Istituto centrale, che proprio ieri ha ricevuto l’ok della Commissione europea, diversi fondi (proprio a partire da quelli coinvolti in Icbpi, che sono Advent, Cvc e Clessidra) si sono fatti avanti sia con Arca che con le singole banche socie per manifestare il proprio interesse per l’Sgr: entro la fine dell’anno si valuteranno i diversi progetti, e l’obiettivo sarebbe quello di chiudere entro fine anno. Giusto in tempo per consentire agli altri soci interessati a valorizzare la propria quota in tempi relativamente rapidi: non a caso, tra i potenziali venditori figurano Popolare Vicenza e Veneto Banca, che grazie al riassetto di Arca potrebbero trovarsi a incassare la propria parte prima degli aumenti in calendario per inizio 2016 e delle quotazioni in Borsa, attese più o meno per lo stesso periodo.
Secondo rumor di mercato, nei colloqui informali dei mesi scorsi l’Sgr è stata valutata intorno al miliardo, una cifra che consentirebbe alle popolari venete – titolari del 19% a testa – di incamerare 200 milioni e di mettere a bilancio un’importante plusvalenza, considerato che al momento l’Sgr dovrebbe valere sui bilanci dei soci un totale di 135 milioni.
Nonostante l’uscita, le due popolari venete dovrebbero firmare un accordo per la distribuzione esclusiva dei prodotti Arca per un quinquennio. Una condizione fondamentale per l’ingresso del fondo – che guarda con ovvio interesse alla rete di oltre 1.200 filiali – e soprattutto di un nuovo piano industriale che potrebbe prevedere il raddoppio delle masse gestite (attualmente 30 miliardi) entro il 2020.
La razionalizzazione della base sociale – con Bper destinata a salire al 40%, anche attraverso il conferimento di altri asset – insieme a nuovi investimenti sulla rete e magari un’alleanza strategica a livello operativo o di fabbrica prodotto, sarebbero considerate decisive, per lo meno dai private equity che hanno esaminato il dossier, per elevare la penetrazione sui clienti delle popolari che si occupano della distribuzione, visto che attualmente “solo” il 10% dei patrimoni finanziari (25 miliardi su un totale di 250) è investito in fondi Arca.
All’orizzonte, poi, resta sempre la Borsa. Almeno in linea teorica, la Sgr non ha mai escluso la possibilità di uno sbarco a Piazza affari. Senonché finora, per ragioni di mercato e di azionariato, i tempi non sono mai stati considerati maturi: viste le evidenti analogie con il percorso seguito da Anima, Piazza affari potrebbe essere l’approdo finale entro i prossimi 2-3 anni.

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