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Il nuovo arbitro bancario prova ad attrarre le Pmi

Raddoppia il valore delle controversie. Si stringe la competenza temporale. E aumentano i poteri del presidente del collegio. Sono le novità più significative della riforma che sta per investire l’Arbitro bancario finanziario, l’organismo indipendente – sostenuto dalla Banca d’Italia – creato nel 2009 per risolvere in via stragiudiziale le liti tra i clienti, da una parte, e le banche e gli altri intermediari, dall’altra, secondo un modello già replicato dalla Consob per l’Arbitro delle controversie finanziarie e a breve dall’Ivass per l’Arbitro delle controversie assicurative.

Le nuove disposizioni – che si applicheranno dal 1° ottobre – sono state messe a punto nel corso di un iter che ha incluso anche una consultazione pubblica a cui hanno partecipato, tra gli altri, l’Abi, le associazioni degli intermediari, quelle dei consumatori e delle altre categorie. Una revisione partita dall’esigenza di adeguare le norme alla direttiva Adr per i consumatori (2013/11/Ue): «Si sarebbe trattato di modifiche perlopiù formali – spiega Magda Bianco, capo del dipartimento Tutela dei clienti ed educazione finanziaria della Banca d’Italia – ma abbiamo colto l’occasione per rivedere le disposizioni dell’Abf dopo dieci anni di funzionamento, per rendere più fluide le procedure, ridurre i tempi e migliorare l’organizzazione».

La competenza

In primo luogo, viene raddoppiato il termine (da 30 a 60 giorni) entro il quale la banca può dare riscontro al reclamo del cliente, che è il primo passaggio da fare per poi poter presentare ricorso all’Abitro.

Raddoppia anche la competenza per valore dell’Abf. Oggi, quando le controversie riguardano somme di denaro, ci si può rivolgere all’Abf per ottenere fino a 100mila euro; dal 1° ottobre, invece, la soglia passa a 200mila euro. Si tratta di una novità introdotta per intercettare le esigenze delle Pmi, che oggi rappresentano una quota minima degli utenti dell’Arbitro. La quasi totalità dei ricorsi, infatti, viene presentata da consumatori (il 96% l’anno scorso) e si ferma su un valore medio contenuto (circa 2.000 euro nel 2018), molto al di sotto di quello registrato in media presso la giustizia ordinaria per le controversie in materia bancaria (circa 300mila euro). Tra l’altro, il ricorso all’Abf è condizione di procedibilità in giudizio per le cause sui contratti bancari, in alternativa alla mediazione. E l’Abf attrae un numero consistente di ricorsi (22.059 nel 2019), più alto di quello presentato in tribunale in materia bancaria (16.384) e agli organismi di mediazione (18.141).

La riforma limita poi la competenza temporale dell’Arbitro: non potrà ricevere liti relative a operazioni o comportamenti anteriori al sesto anno precedente alla data del ricorso (oggi la soglia è il 1° gennaio 2009). Il nuovo limite si applicherà però solo dal 1° ottobre 2022 ed è stato introdotto per sveltire la procedura, che nel 2019 ha registrato una durata media di 209 giorni, in calo rispetto ai 266 giorni del 2018: «L’Abf – spiega Bianco – è uno strumento alternativo e deve muoversi in modo rapido e più agile della giurisdizione, senza essere appesantito dalla difficoltà di recuperare documenti troppo datati».

La procedura

La riforma investe anche la sequenza degli atti della procedura, disciplinando la fase delle repliche del ricorrente e delle controrepliche della banca (che seguono alla fase introduttiva del ricorso e delle controdeduzioni). Viene anche fissata la durata massima del procedimento in 90 giorni, che decorre dalla data in cui il fascicolo della procedura si considera completo.

Sempre per rendere più rapido l’iter, ai presidenti dei collegi Abf vengono attribuiti nuovi poteri quando «sulla questione oggetto del ricorso esista un consolidato orientamento dei collegi, che comporti l’accoglimento della domanda». In questi casi, se l’orientamento comporta l’accoglimento totale della domanda, il presidente può decidere il ricorso senza sottoporre la lite al collegio. La banca, entro 30 giorni, può chiedere che la questione venga rimessa al collegio, specificando le ragioni per le quali non condivide la decisione monocratica.

Se l’orientamento comporta l’accoglimento parziale del ricorso, il presidente può proporre alle parti una soluzione della lite, su cui le parti devono esprimersi entro 30 giorni. Se accettano la soluzione proposta, viene dichiarata la cessazione della materia del contendere. Se non accettano o non si esprimono, il ricorso passa al collegio.

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