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Apprendisti, ai laureati 40 ore di formazione

Offerta formativa pubblica dalle 40 ore (per laureati) alle 80 e 120 per chi possiede il diploma ed è senza un titolo di studio valido. E le competenze finiranno nel «libretto», dove sarà annotata la qualifica professionale ottenuta, ai fini contrattuali. Col via libera alle Linee guida per la disciplina del contratto di apprendistato professionalizzante, o contratto di mestiere, regioni e province autonome di Trento e Bolzano mettono il puntello al restyling della seconda tipologia del modello di inserimento per ragazzi con meno di 29 anni, riformato col decreto legislativo 167/2011.

A «spianare la strada» la norma della legge 99/2013 (il «pacchetto occupazione» del ministro del welfare Enrico Giovannini, approvato in estate) con la necessità, si legge, «di adottare una disciplina dell’apprendistato professionalizzante, o contratto di mestiere, maggiormente uniforme su tutto il territorio nazionale», in considerazione della «competenza esclusiva» delle amministrazioni in materia di formazione professionale.

Il percorso formativo pubblico per chi viene reclutato per svolgere un periodo di apprendimento e un altro di attività in azienda, «finanziato nei limiti delle risorse disponibili», cambia nella durata a seconda dell’iter di studio che si vanta al momento dell’assunzione: pertanto, agli under 29 privi di titolo, «in possesso di licenza elementare e/o della sola licenza di scuola secondaria di I grado» sarà riservato un monte ore di 120, per 80 ore saranno, invece, impegnati coloro che sono «in possesso di diploma di scuola secondaria di II grado o di qualifica o diploma di istruzione e formazione professionale», mentre a chi ha conseguito una laurea (o un titolo equivalente) ne spettano 40. I termini, però, possono subire una diminuzione per gli apprendisti che abbiano già completato, in precedenti rapporti di lavoro della stessa natura, uno o più moduli formativi, laddove la riduzione oraria dovrà coincidere con la durata dei moduli portati a termine. I corsi devono avere come oggetto l’adozione di comportamenti sicuri sul luogo di lavoro, l’organizzazione e la qualità aziendale, la relazione e la comunicazione nell’ambito lavorativo, diritti e doveri del lavoratore e dell’impresa, legislazione del lavoro, contrattazione collettiva, poi le competenze di base e trasversali, quelle digitali, sociali e civiche, infine lo spirito di iniziativa e imprenditorialità e gli elementi basilari della professione/mestiere; le imprese devono disporre sia di luoghi attrezzati e adeguati, sia di risorse umane «con adeguate capacità». Il piano formativo individuale (articolo 2, comma 1, lettera a) del dlgs 167/2011) è obbligatorio esclusivamente in relazione alla formazione per l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e specialistiche, mentre nel libretto formativo del cittadino l’azienda esporrà i dettagli della formazione effettuata e la qualifica professionale ricavata dall’apprendista. Infine, le realtà produttive multi-localizzate potranno adottare la disciplina della regione dove è ubicata la sede legale.

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