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Apprendistato, il recesso non segue il rito Fornero

Il recesso dal contratto di apprendistato non deve essere impugnato con il cosiddetto rito Fornero, ma deve seguire le regole del processo ordinario. Questa la conclusione del Tribunale di Roma (sentenza del 5 marzo 2014), in una delle prime pronunce che hanno affrontato il tema dell’applicabilità del rito sommario introdotto dalla legge n. 92/2012 ai casi di recesso dall’apprendistato. Il procedimento era stato attivato da una lavoratrice assunta con un contratto di apprendistato professionalizzante che, alla fine del periodo di formazione, aveva ricevuto la lettera di disdetta, con la quale il datore di lavoro aveva esercitato il diritto di recedere dal rapporto; infatti, alla fine del periodo formativo dell’apprendistato, è possibile interrompere dal rapporto, anche senza motivazione. La dipendente decideva di impugnare la lettera di recesso, denunciando la nullità dell’apprendistato, per mancanza del piano formativo e, più in generale, per assenza della finalità formativa del contratto. Sulla base di queste considerazioni, la dipendente chiedeva che fosse accertata la nullità o l’illegittimità del contratto di apprendistato e, di conseguenza, che fosse riconosciuto il diritto alla reintegrazione sul posto di lavoro, oltre al pagamento delle retribuzioni maturate dalla data del licenziamento sino all’effettiva reintegra. La società eccepiva l’inammissibilità della domanda, sostenendo che il recesso dal contratto di apprendistato non rientra nelle ipotesi previste dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e, pertanto, non può essere impugnato secondo le regole del rito Fornero. Il Tribunale di Roma ha accolto questa lettura, partendo dall’analisi testuale della legge n. 92/2012. L’articolo 1, comma 48, della legge, prevede che il rito sommario si applica a tutte le cause che hanno per oggetto l’impugnazione dei licenziamenti, a condizione che queste siano regolate dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Sulla base di questa norma, la sentenza osserva che non ci sono dubbi sul fatto che il rito speciale non si applichi alla comunicazione di recesso per scadenza del termine dell’apprendistato, in quanto questa non rientra tra le ipotesi contemplate dall’articolo 18 dello Statuto. La sentenza rigetta anche le domande tese a ottenere il riconoscimento del diritto al pagamento delle differenze retributive, che sarebbero spettate come conseguenza della conversione del rapporto di lavoro da apprendistato ad ordinario. Secondo il Tribunale, questa domanda risulta estranea all’ambito di applicazione del rito Fornero, in quanto ha per oggetto un fatto diverso dal licenziamento e fatti costituitivi differenti dallo stesso. Su questo punto, la sentenza precisa che i fatti costitutivi che sorreggono l’impugnazione del licenziamento, da un lato, e le altre domande dall’altro, non possono essere considerati identici, se generano domande diverse nei presupposti e nell’oggetto. Se il giudice decidesse di trattare una domande non rientrante nella sfera di applicazione del rito speciale, applicherebbe una soluzione contrastante con la finalità perseguita del legislatore, che è quella di individuare una corsia preferenziale solo per le cause aventi ad oggetto l’impugnazione di licenziamenti coperti dalla tutela dello Statuto dei lavoratori. La sentenza infine esclude che la domanda giudicata improponibile possa essere soggetto al mutamento di rito, in quanto la stessa può solo essere soltanto accolta o rigettata. La pronuncia testimonia per l’ennesima volta l’inadeguatezza del rito sommario rispetto al raggiungimento degli obiettivi di celerità del processo del lavoro che avrebbe voluto perseguire. Le troppe incertezze che accompagnano questo rito, infatti, hanno reso più lungo e complesso il processo, invece di accorciarlo.

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