Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Apporti dei soci sotto esame

Un unico modello a fronte di due diverse comunicazioni, ben distinte tra loro sia per quanto riguarda le ipotesi che rendono necessario l’adempimento, sia per quanto attiene ai dati da comunicare. La scelta dell’agenzia delle Entrate, operata con i provvedimenti n. 94902 (beni) e 94904 (finanziamenti) del 2 agosto 2013, è piuttosto chiara e si muove sulla scia di quanto già affermato con circolare n. 25/E/2012: i due adempimenti comunicativi sono “slegati”, nel senso che i dati dei finanziamenti e delle capitalizzazioni vanno trasmessi anche quando non sono affatto serviti per acquisire i beni concessi in godimento al socio o familiare e, quindi, pure quando questa “concessione” è del tutto assente. Stando così le cose, e nonostante l’unicità del modello approvato, sarà frequente verificare che l’impresa è soggetta solo alla comunicazione dei finanziamenti e non a quella dei beni in uso ai soci ovvero, viceversa, che occorre ottemperare a quest’ultimo adempimento, ma non al primo. È, invece, probabile che chi rientra in entrambi gli obblighi, possa adempiere inviando un unico modello e non due distinte comunicazioni. Ciò nonostante, in considerazione della diversità oggettiva e soggettiva con cui sono stati “ridisegnati” requisiti e modalità, è opportuno trattare distintamente le due comunicazioni, se non altro per non fare confusione. Per quel che riguarda finanziamenti e capitalizzazioni poste in essere dai soci, si possono leggere nella tabella a fianco dieci quesiti (e dieci possibili risposte) sui punti maggiormente controversi e che dovranno essere chiariti dalle Entrate prima della scadenza per la comunicazione dei dati 2012 (12 dicembre 2013). I movimenti che interessano sono le capitalizzazioni e i finanziamenti operati a decorrere dal 2012 e da parte di persone fisiche; due semplificazioni particolarmente apprezzabili. Non si segnalano gli apporti i cui dati sono già in possesso dell’Amministrazione, né quelli di importo complessivo inferiore a 3.600 euro. Questo limite rappresenta uno dei primi nodi da sciogliere, perché dal provvedimento non si comprende se sia riferito al singolo socio/familiare o alla società nel suo complesso (si veda Il Sole 24 Ore del 31 agosto): in presenza di due soli finanziamenti, ciascuno dell’importo di 3mila euro, l’obbligo potrebbe scattare o meno, a seconda del soggetto a cui si applica il limite. Nessun dubbio, invece, nonostante che la prescrizione sia nel provvedimento “sbagliato”, sull’esonero riguardante i finanziamenti concessi (e non ricevuti) dall’impresa. Per le imprese individuali vanno riportati gli apporti dei familiari del titolare, e non quelli da lui effettuati personalmente. Esaminando la tabella pubblicata a lato, emerge che le principali problematiche di compilazione saranno legate alle varie forme di “apporto” che legano società e soci: si va da formali apporti di capitale (generalmente da non comunicare perché riportati su atti notarili) a costituzione di riserve (di capitale o di utili), a veri e propri “mutui” (più o meno formalizzati), a meri anticipi di somme effettuati dal socio a fronte di momentanee carenze di liquidità dell’impresa. Il tutto, poi, soggetto a evoluzione: un finanziamento spesso si trasforma (tramite formale rinuncia) in un apporto e può essere destinato a coprire le perdite, direttamente o indirettamente, funzione che già rivestono le riserve presenti nel patrimonio netto aziendale. Insomma, l’Agenzia è chiamata a chiarire in maniera precisa quali movimenti vanno comunicati e quali no, affrontando anche l’accollo da parte del socio del debito della società. Da chiarire anche come comportarsi con alcuni campi che sembrano obbligatori ma fuori luogo per questa specifica comunicazione degli apporti: “qualifica” (utilizzatore o concedente), “informazioni circa l’utilizzo del bene” e “data inizio (o fine) concessione”.
Va, infine, evidenziato come questa comunicazione (contrariamente a quella riguardante i beni) non abbia alcun rapporto con gli obblighi dichiarativi del socio/familiare: capitalizzazioni e finanziamenti infruttiferi sono irrilevanti ai fini del modello Unico di chi li effettua; la sola traccia potrebbe essere l’assoggettamento a imposta degli interessi nei (pochi) casi di finanziamenti fruttiferi operati da persone fisiche.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa