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Apple vince alla Corte Ue e non dà 13 miliardi all’Irlanda

BRUXELLES — Sconfitta storica per la Commissione europea, che ieri si è vista annullare dalla Corte di giustizia dell’Unione la condanna con la quale nel 2016 aveva chiesto ad Apple di versare 13 miliardi di tasse non pagate all’Irlanda a causa di un accordo fiscale speciale con Dublino. Un colpo durissimo per il capo dell’Antitrust europeo e vicepresidente della Commissione, la danese di ferro Marghrete Vestager che negli anni ha fatto della lotta all’elusione fiscale da parte dei giganti del web una vera e propria bandiera tanto da guadagnarsi l’appellativo di “Donna delle tasse” coniato da Donald Trump. Bruxelles ha però fatto capire che la sentenza non fermerà la lotta per un fisco equo per tutti e anzi, ha rilanciato annunciando nuove iniziative legislative. È inoltre probabile che la Commissione farà appello contro la sentenza della Corte.
I giudici europei hanno annullato la condanna della Vestager perché «non è riuscita a dimostrare in modo giuridicamente adeguato l’esistenza di un vantaggio anticoncorrenziale » del trattamento speciale che Dublino ha concesso ad Apple. Per la Corte, «la Commissione ha sbagliato a dichiarare che Apple ha avuto un vantaggio selettivo e quindi, per estensione, un aiuto di Stato». Le toghe dell’Unione hanno però espresso «rammarico» per la natura «incompleta e talvolta inconsistente del tax ruling contestato ».
La condanna del 2016 riguardava il reddito imponibile di due consociate irlandesi di Apple tra il 1991 e il 2015 grazie alle quali, ad esempio, a seguito di una sentenza del 2011 sono stati considerati imponibili solo 50 milioni su 22 miliardi di utili realizzati in Europa. Il classico meccanismo messo in piedi anche da paesi come Olanda e Lussemburgo per permettere alle multinazionali digitali di pagare pochissime tasse in una sola nazione per tutti i profitti realizzati nel Continente. Apple si è felicitata della sentenza così come l’Irlanda, che preferisce rinunciare a 13 miliardi dell’azienda americana piuttosto che vedere messo in discussione il regime fiscale grazie al quale attrae numerose filiali europee delle multinazionali. «Non facciamo accordi vantaggiosi di nessun tipo», ha affermato il ministro delle Finanze Paschal Donohoe, da giovedì scorso nuovo presidente dell’Eurogruppo, il tavolo dei ministri della divisa comune.
Vestager ha reagito spiegando: «Studieremo attentamente la sentenza e decideremo i prossimi passi ». Un quasi annuncio di ricorso. Il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni, ha aggiunto che «una singola sentenza non scoraggerà il nostro impegno». L’ex premier annunciando un nuovo pacchetto di iniziative ha sottolineato che ogni anno in Europa vanno persi 130 miliardi di gettito a causa di evasione, elusione e frode fiscale. «È uno scandalo che non può continuare », ha aggiunto.
Per quanto riguarda le pratiche di dumping fiscale all’interno della Ue, la Commissione prevede di contrastare le «misure preferenziali » dei quei paesi che attirano poche tasse nei loro forzieri e lasciano a bocca asciutta quelle degli altri partner. A questo scopo, ci sarà una revisione del Codice di condotta sulla tassazione per le imprese che finora ha regolato il concetto di concorrenza fiscale equa nella Ue. Bruxelles ipotizza in futuro di attivare una passerella prevista dal trattato per togliere l’unanimità alle decisioni in materia e portarle a maggioranza qualificata. L’arma nucleare per arrivare a un’armonizzazione fiscale aggirando il veto di Olanda, Lussemburgo, Irlanda e un’altra manciata di paesi. Il cuore del problema riguarda le aziende digitali, che al contrario delle industrie tradizionali hanno sedi “leggere” nei vari paesi riuscendo così ad aggirare il fisco.
Bruxelles inoltre estende le regole di trasparenza fiscale alle piattaforme digitali per facilitare la raccolta delle imposte su chi vende online attraverso le piattaforme digitali. «Anche loro devono pagare le tasse come tutti gli altri», ha affermato Gentiloni.

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