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Apple smonta il team di Steve Jobs

Primo rimpasto dell’iTeam di Apple, la “squadra dei campioni” messa assieme dal fondatore di Apple Steve Jobs e guidata a un anno dalla sua scomparsa da Tim Cook. Neanche tre giorni dopo l’annuncio degli iPad mini e dei conti dell’ultima trimestrale, un lungo comunicato dichiara terminato l’impegno di Scott Forstall, uno degli uomini chiave dell’azienda e a lungo giovane delfino di Steve Jobs. Per i prossimi 12 mesi Forstall sarà a disposizione del Ceo Tim Cook (un modo elegante e costoso per non metterlo in condizione di svelare segreti industriali di Apple) mentre “salta” fin dal primo giorno John Browett, ex ceo di Dixon, che aveva preso il posto di Ron Johnson pochi mesi fa alla guida del lucroso business dei negozi Apple Store (391 negozi in 15 paesi del mondo, che generano 4,23 miliardi di dollari di fatturato al trimestre e 848 milioni di profitti) e che è risultato essere l’uomo sbagliato al posto sbagliato.
La partenza diluita nel tempo di Scott Forstall è invece tutto un altro affare. Da mesi Forstall era in conflitto con il management dell’azienda: problemi di carattere ma anche di visione e strategia. Jonathan Ive, il capo del design di Apple (suo il disegno minimal di tutti i prodotti Apple in commercio) addirittura non voleva partecipare alle stesse riunioni con Forstall. E Bob Mansfield, a capo del settore hardware (l’ingegnere dietro alla creazione dei Mac e della parte tecnologica degli iPhone e iPad) subito prima dell’estate aveva annunciato di lasciare Apple pur di non dover combattere più con Forstall.
Erede del carattere “difficile” di Steve Jobs, poco portato al gioco di squadra e secondo i critici sempre pronto a scaricare i suoi errori sui collaboratori ma a far propri i risultati positivi, Forstall negli ultimi mesi ha però preso troppe buche. A partire da Siri, malfunzionante sistema di riconoscimento vocale, per passare alla debacle causata dalle mappe di Apple, che erano sulla sua responsabilità ma che non ha mai voluto ammettere pubblicamente l’errore. Però la colpa più grave di Forstall agli occhi di Ive, vestale del culto minimalista lasciato in eredità dal Steve Jobs, era di aver reso iOS (il sistema operativo di iPhone e iPad) barocco, pieno di orpelli inutili e con applicazioni che richiamano con dubbio gusto agende in pelle o calendari da scrivania di carta.
Alla base del conflitto con Forstall ci sarebbe stata dunque l’impossibilità di riconciliare il partito degli ultra-ortodossi del design duro ma puro, anziché caramelloso e arricchito di fronzoli privi di eleganza. Jonathan Ive da questo rimpasto ha preso oltre alla responsabilità del design anche quella dell’interfaccia sia di Mac che di iPhone e iPad, mentre Bob Mansfield torna alla guida di una nuova sezione “tecnologie” che sovrintenderà allo sviluppo di nuove tecnologie wireless e hardware. Infine, Craig Federighi, responsabile di Mac OS X, diventa capo anche della sezione iOS.
Tutto questo mentre Microsoft presenta Windows 8 e Windows 8 Phone, il due sistemi operativi intercambiabili per Pc, tablet e telefono: Apple, anche per l’ostruzionismo di Forstall a far gioco di squadra con iOS, è indietro sulla strada della convergenza tra i suoi due sistemi operativi e ora deve inseguire.

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