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Apple Sempre affamata, meno folle

I concorrenti di Apple hanno tirato un respiro di sollievo il giorno dopo il lancio del nuovo iPhone 5. Hanno letto la pioggia di critiche scritte dagli esperti sull’ultima versione dello smartphone che sei anni fa aveva rivoluzionato il mercato e che oggi invece fatica a stare all’altezza delle aspettative. E hanno rapidamente concluso che si allargano gli spazi per cercare di scalzare l’iPhone dal trono di telefonino più cool del mondo.
Boring, noioso: l’hanno infatti bollato alcuni autorevoli commentatori. «È un bizzarro paradosso — dice Matt Honansu Wired, la bibbia americana dell’high-tech —. L’iPhone 5 può essere insieme il miglior telefono sul mercato e veramente, veramente noioso. Non è colpa di Apple, ma delle nostre aspettative. (…) Apple meticolosamente raffina il suo prodotto anno dopo anno, migliorando tutto un pochino. E alla quarta o quinta generazione, soprattutto rispetto al design industriale, i prodotti di Apple tendono a raggiungere un punto in cui cambiarli non li migliora».
Giudizi
Dan Lyons, lo specialista di tecnologia per Newsweek, ha rincarato la dose, stilando per la Bbc il bilancio di Apple a un anno dalla scomparsa del suo fondatore, avvenuta lo scorso 5 ottobre: «Da qualche parte lassù posso sentire Steve urlare. (…) Un’azienda che una volta era guidata da un visionario del prodotto, ora è gestita da un ragioniere macina-numeri, il ceo Tim Cook, famoso perché fa funzionare un’efficiente catena di fornitori. Sei anni fa l’iPhone era come un modello sexy di auto Bmw o Porsche. Adesso è come la Toyota Camry. Qualcosa di sicuro, affidabile, noioso».
Secondo Andrew Nusca di ZDNet Steve Jobs addirittura «si rivolta nella tomba» per come la Apple ha lasciato trapelare troppe fughe di notizie, che hanno rovinato l’effetto sorpresa. «La magia non c’è più», ha osservato Nusca.
Infatti, in contrasto con la segretezza proverbiale imposta da Jobs, si sapeva già quasi tutto di come sarebbe stato il nuovo modello: un pò più lungo e quindi con il display un pò più grande; un pò più sottile e leggero; connesso alla rete superveloce Lte. Delle due maggiori novità non previste, una è stata addirittura accolta con disappunto sia dagli esperti sia dai vecchi clienti: il nuovo connettore Lightning, più piccolo del precedente, richiede un adattatore per funzionare con gli altri prodotti Apple. La seconda è il nuovo microprocessore A6 che, dice Apple, è veloce il doppio di quello dell’iPhone 4S; e rappresenta anche un altro colpo contro la concorrente Samsung, che finora aveva prodotto i chip dell’iPhone ricavando un buon fatturato e ottimi profitti da questo business.
Ma nel gioco delle aspettative ha prevalso la delusione per quello che non offre il nuovo iPhone: gli mancano alcune caratteristiche diventate standard per gli smartphone rivali, ha sottolineato il Wall Street Journal, chiedendosi anch’esso se il nuovo modello non sia «noioso» e arrivando persino a suggerire che forse Apple ha raggiunto il suo massimo potenziale ed è ora per gli azionisti di vendere le sue azioni.
Questo non significa che non saranno venduti milioni di iPhone 5, anche se alcune previsioni particolarmente rosee puntano più ad attirare l’attenzione sull’analista che le ha fatte piuttosto che sulla Apple, come quella di Michael Feroli della JP Morgan, secondo cui il nuovo modello farà aumentare di un quarto o di mezzo punto percentuale la crescita annua dell’economia americana.
Fila
I fan della mela continueranno a fare la fila per comprare il nuovo smartphone. «Ma chi cerca qualcosa di davvero innovativo oggi guarda altrove — sostiene Troy Wolverton di Mercury News, uno dei cronisti più seguiti della Silicon Valley —. Nel continuo gioco di rincorrere i rivali come Samsung e Nokia, Apple sembra scivolare sempre più indietro».
Il che suona contro intuitivo, avendo la Apple appena vinto in tribunale contro Samsung, «colpevole» di aver copiato l’iPhone per produrre il proprio Galaxy. Ma quella era una vecchia causa, sulla prima generazione dello smartphone coreano. L’ultima, la serie Galaxy SIII, offre davvero molte cose in più e diverse, come del resto anche altri telefonini basati sul sistema operativo Android della Google: schermo molto più grande; con la tecnologia Near field communication (Nfc) permette di scambiare foto e video fra due apparecchi semplicemente avvicinandoli; e già da tempo si collega alla rete Lte. Altri Android — per esempio Google Nexus S, Htc One X, LG Viper 4G — consentono di fare pagamenti diretti nei negozi. Poi ci sono gli schermi dinamici, come quello con le «mattonelle viventi» del nuovo Nokia, che funziona con il sistema operativo Windows Phone 8 di Microsoft e sarà in vendita nell’ultimo trimestre: certe informazioni come le email o i messaggi in arrivo sono subito visibili senza dover aprire un’applicazione. E per l’inizio dell’anno prossimo è attesa anche la nuova generazione di BlackBerry, che promette un cambio di paradigma sperando di recuperare il terreno perso.
Sfide
Apple può guardare con aria di sufficienza gli sforzi dei concorrenti, però rischia grosso. È vero che il suo ecosistema di applicazioni (700 mila) è il più potente e funzionerà ancora meglio con il nuovo servizio nella nuvola di iTunes: chi ci ha accumulato molti contenuti — canzoni, video, foto — difficilmente può passare a un sistema alternativo.
Ma il mercato globale degli smartphone continua a crescere, insieme alla quota controllata dagli Android: erano il 24% nel 2010, sono arrivati al 66% nella prima metà del 2012 (dati Idc). L’anno prossimo per la prima volta saranno venduti più smartphone che telefonini non intelligenti, secondo Ihs. Milioni di nuovi clienti dovranno scegliere che cosa comprare e i rivali dell’iPhone affilano le armi per conquistarli.

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