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Apple, primo calo dei ricavi in 13 anni

NEW YORK
Apple ha sollevato ieri sera il sipario sul trimestre più difficile della sua storia recente. Hanno deluso i profitti, in calo del 22,6% a 10,52 miliardi di dollari contro l’arretramento del 18% pronosticato. Gli utili per azione sono stati di 1,90 dollari per azione contro i 2,33 dell’anno scorso e i 2 dollari attesi. Soprattutto il giro d’affari è scivolato per la prima volta in tredici anni, dal 2003, ed è caduto del 12,7% a 50,6 miliardi, più del 10% ipotizzato. Una preoccupante ritirata del 26% è avvenuta anche sul grande mercato cinese. Le vendite di iPhone, il prodotto principe del gruppo, sono diminuite per la prima volta del 16% a 51,2 milioni, pur facendo meglio dei pronostici di 50,4 milioni. Il titolo, scosso dai risultati, ha bruciato il 7,5% nel dopo mercato.
«Ci siamo imbattuti in forti venti contrari macroeconomici», ha ammesso l’amministratore delegato Tim Cook. Anche se ha aggiunto di essere «soddisfatto della forza dell’ecosistema Apple e di una base in crescita fatta di oltre un miliardo di apparecchi attivi». Accanto agli iPhone, nel secondo trimestre fiscale dell’azienda hanno continuato a declinare i tablet iPad, del 19% a 10,25 milioni di unità. I computer Mac sono scesi del 9% a circa 4 milioni. Unica performance incoraggiante: servizi e altri prodotti, che comprende gli Apple Watch, hanno messo a segno incrementi del 20% e del 30% rispettivamente. E i prossimi mesi preannunciano ulteriori sfide per carenze di innovazione: gli analisti non immaginano rilanci prima dell’avvento del prossimo modello, l’iPhone 7 in autunno.
Un altro protagonista tech, Twitter, ha a sua volta rivelato conti preoccupanti, che hanno aggravato il suo malessere: ha chiuso i libri degli ultimi tre mesi in perdita, pur se gli utili operativi hanno battuto le attese con 15 centesimi per azione contro 10. Il fatturato ha particolarmente deluso, crescendo del 38% a 594,5 milioni ma fermandosi sotto previsioni medie di 608 milioni, condannato all’incremento più debole dal debutto in Borsa. Il titolo nel dopo mercato ha ceduto il 12 per cento. Twitter ha riportato una crescita degli utenti mensili del 3% a 310 milioni, per l’83% sul mobile, un guadagno minimo che non aiuta a risolvere i nodi di una crisi scatenata dall’assedio di Google e Facebook e dall’incapacità dell’azienda guidata da Jack Dorsey di rinnovarsi, monetizzare gli utenti e fare breccia nella pubblicità.
L’ansia degli investitori era però anzitutto rivolta alla trimestrale di Apple, per gli investitori. Un’ansia tradizionalmente riservata in stagioni difficili a “pesanti” dati economici: il titolo e gli indici di Wall Street erano rimasti congelati durante il conto alla rovescia verso le cifre poi arrivate nell’after hours di Borsa. La cautela si è poi mostrata giustificata: i conti sono stati funesti anche per un gruppo abituato a brillare. Riflesso di un clima di inadeguata crescita che ha già tradito i bilanci di altri colossi dell’hi-tech e Internet: nell’ultimo trimestre hanno segnato tutti il passo, da Google a Ibm, da Microsoft a Netflix.
Il leader di Cupertino, secondo le stime di Factset, dovrebbe però ora essere diventato la maggior zavorra per le grandi aziende del settore tecnologico nell’indice Standard & Poor’s 500. Con Apple il calo degli utili del comparto nell’ultimo trimestre è destinato a raggiungere il 7,5%, vicino alla flessione dell’8,9% ipotizzata per l’intera Corporate America. Senza la regina della market cap il declino dell’information technology sarebbe invece limitato al 4,1 per cento.
I giganti tecnologici americani, inoltre, restano nel mirino delle autorità federali. Apple è finita al centro di un duro duello su privacy e sicurezza con le autorità federali dalla conseguenze ancora incerte: l’Fbi ha fatto sapere nelle ultime ore che terrà segrete le modalità con cui ha “sbloccato” l’iPhone dell’attentatore di San Bernardino, lasciando dubbi sulla vulnerabilità delle tecnologie dell’azienda. Le autorità antitrust della Ftp stanno intanto ampliando le indagini su Google per abuso di posizione dominante con il suo sistema operativo Android per gli smartphone sulla scorta dell’offensiva europea.

Marco Valsania

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