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Apple, Google, Coca-Cola e Microsoft La classifica dei marchi che valgono di più

La mela morsicata mangia tutti ancora una volta. Apple è il marchio che vale più di tutti al mondo: oltre 178 miliardi di dollari. Il brand fondato da Steve Jobs è in vetta alla classifica stilata da Interbrand (e annunciata oggi) per il quarto anno consecutivo e di anno in anno aggiunge valore (+5% rispetto al 2015). I «compagni» del podio sono gli stessi dall’anno scorso: Google, che con 133 miliardi guadagna l’11%, e Coca-Cola, che «perde» il 7% e scende a 73 miliardi. Tesla (100esima) e Dior (89esima) entrano per la prima volta nella Top 100, che non ha nulla a che vedere con la brand reputation ma dà una misura quantitativa del valore dei marchi, non delle aziende.

Il Tech la fa da padrone, con Microsoft e Samsung tra le prime dieci posizioni, in una classifica dove avanzano l’automotive con Toyota e Mercedes-Bend e il retail, rappresentato in primis da Amazon che fa un balzo del 33% e raggiunge l’ottava posizione. In un mondo dominato dalla new economy , la old economy di Coca-Cola — nata ad Atlanta nel 1886 da una formulazione di un farmacista americano — resiste in terza posizione, «nonostante si trovi in una categoria (quella del beverage ) più statica, che ha uno sviluppo inferiore», commenta Manfredi Ricca, Chief Strategy Officer Emea & LatAm Interbrand.

Più che sulle specifiche posizioni, lo studio di Interbrand pone l’accendo sui movimenti e, in particolare, sulle dinamiche di crescita. Facebook accresce il proprio valore di quasi il 50%, Amazon di un terzo e brand quali Lego, Nissan, Zara e Starbucks «mostrano come la crescita non dipenda dal settore, ma dall’approccio e dalla capacità di ascoltare, definire le priorità ed eseguire».

«Lo studio di quest’anno mostra come i brand rappresentino oggi i più formidabili acceleratori di crescita — commenta Manfredi Ricca —. Il brand non è mai stato così vicino al business: il primo crea le aspettative, l’azienda con il prodotto o il servizio le deve soddisfare. E si sta andando verso una progressiva convergenza». Le aziende che mostrano i tassi di crescita maggiori sono capaci di fare tre cose: primo, comprendere in modo profondo che cosa sta veramente a cuore alle persone; secondo, creare una cultura interna sufficientemente creativa e coraggiosa per offrirlo; terzo, sviluppare un’organizzazione capace di orchestrare esperienze coerenti e convincenti.

Gucci e Prada sono gli unici brand italiani in classifica. Prada, 81esimo, perde valore (-12% a 5,5 miliardi) ma — spiega lo studio — ha costituito un efficace mitigatore di rischio grazie a un posizionamento estremamente chiaro e differenziato. Gucci cresce e sale al 50esimo posto. Nel lusso, Hermes cresce del 17% e sale dal 41esimo al 34esimo posto, anche se il primo marchio del «luxury» rimane la francese Louis-Vuitton, al 19esimo posto con quasi 24 miliardi. All’ultimo posto, il 100esimo, c’è la new entry Tesla. Per Interbrand, non si tratta di un brutto risultato, anzi. «L’ingresso in classifica riflette la capacità del brand di ispirare il cambiamento nel mercato automobilistico globale, ma anche di avere una chiara focalizzazione sull’innovazione energetica.

di Fausta Chiesa

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