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Appello Ue alla Grecia «Ora rigore nei conti o il crac è possibile»

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — Spuntano nuovi rischi finanziari e politici nel tentativo europeo di salvare la Grecia dalla bancarotta. Nel Consiglio dei capi di Stato e di governo dell’Ue a Bruxelles si è preso atto dell’inefficacia del primo piano di salvataggio da 110 miliardi di euro e della difficoltà di elargire gli altri 110/120 miliardi richiesti da Atene per evitare l’insolvenza fino al 2014. Molti leader sono disponibili a raddoppiare l’esborso perché temono il possibile contagio ad altri Paesi con alto debito o conti pubblici in difficoltà, come Portogallo, Irlanda, Spagna, Belgio e Italia. Ma pretendono l'attuazione delle misure di risanamento concordate da Commissione, Fmi e Bce con il governo greco. Il premier Silvio Berlusconi, accompagnato al vertice da Vittorio Grilli, il più stretto collaboratore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti, è uscito dichiarando «non abbiamo nulla» , e ha rinviato ai lavori di oggi. Tremonti dall’Italia ha ammesso che «l’incognita Grecia è fonte di rischio non solo finanziario, ma anche politico» . Il nodo principale è emerso nel pre-vertice a Bruxelles dei leader del partito popolare Ppe. Il capo dell’opposizione greca, Antonis Samaras, contesta il piano di austerità accettato dal governo socialista di Georges Papandreou, nonostante l'Ue condizioni alla sua approvazione in Parlamento — entro il 3 luglio prossimo— perfino i 12 miliardi per coprire le scadenze urgenti del mese prossimo, che altrimenti provocherebbero la bancarotta della Grecia. Papandreou ha ammesso la difficoltà di ottenere il consenso politico agli aumenti delle tasse, contestati con proteste popolari in continuazione. I leader del Ppe hanno fatto pressione su Samaras. La cancelliera tedesca Angela Merkel lo ha esortato alla «responsabilità» e a garantire «l’unità» della Grecia. Fonti interne al Ppe hanno raccontato di un Berlusconi che ha drammatizzato la situazione richiamando i rischi per l’euro in caso di insolvenza di Atene. Ma Samaras gli avrebbe replicato ventilando un possibile attacco della speculazione anche all’Italia e la conseguente necessità di dover poi imporre dure misure di austerità. Prima del vertice la Merkel e il presidente francese Nicolas Sarkozy hanno indetto una mini riunione d’emergenza sulla Grecia con il presidente stabile del Consiglio Herman Van Rompuy e con quello della Bce Jean-Claude Trichet. Atene ha ottenuto di poter incassare fondi Ue per lo sviluppo co-finanziando al 15%(invece del 50%). Il problema finanziario principale è convincere le banche private, esposte sui titoli greci, a estendere le scadenze fino a coprire 30 miliardi del nuovo esborso da 110/120 miliardi. La paura della bancarotta di Atene avrebbe già convinto gli istituti ellenici. Manca il “ si” decisivo delle banche francesi e tedesche, le più esposte con la Grecia. Altri 20/30 miliardi dovrebbero arrivare dalle vendite di beni dello Stato greco. Resterebbero 60 miliardi, che creano problemi di politica interna. In Germania, Finlandia e Austria ampie fasce di contribuenti contestano nuovi aiuti ai governi risultati incapaci di gestire i conti pubblici. Oltre alla Grecia, anche in Portogallo e Spagna masse di «indignati» protestano perché il salvataggio Ue favorirebbe le banche, mentre ai cittadini toccherebbero duri sacrifici. Molti leader temono di perdere consensi. Non c’è solo il caso del traballante esecutivo di Papandreou. Quest’anno anche il governo Cowen in Irlanda e quello di Socrates in Portogallo sono caduti dopo aver varato piani di austerità richiesti dall’Ue.

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