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Appello senza raccomandata telematica

L’impugnazione della sentenza di condanna non può essere affidata ad una raccomandata telematica. Con la sentenza 7337 depositata ieri, la Corte di cassazione delude le aspettattive di un ricorrente, che aveva confidato nell’introduzione dell’informatica all’interno dei tribunali al punto da affidare il suo atto di appello a una raccomandata inviata via Internet attraverso il servizio creato dalle Poste Italiane. A proporre l’impugnazione era stato il difensore con tanto di firma “originale”. La raccomandata on line viene però considerata nulla e la Cassazione spiega il perché. La firma sull’impugnazione è il requisito formale e fondamantale di un atto con il quale si manifesta una volontà che ha un effetto importante e immediato nel processo. Per questa ragione sull’autenticità della sottoscrizione e sulla sua riferibilità a un soggetto legittimato non devono esserci dubbi.
Con il servizio Internet, al contrario, le incognite sono molte.
Il servizio di spedizione delle raccomandate on line permette: «di inviare un testo immediatamente redatto o di allegare un file contenente un documento precedentemente predisposto». Un margine di manovra che rende la Cassazione sospettosa: «con tale mezzo sarebbe possibile inoltrare qualsiasi documento formato utilizzando le molteplici possibilità che lo strumento informatico consente». E l’elencazione delle opportunità non è breve: «Dalla mera scansione di un documento originale da parte di chi materialmente ne dispone, formandone una copia digitale, alla creazione ex novo di un documento mediante unione di più file di testo o di immagine, fino alla apposizione, su un qualsiasi documento di testo, della immagine di una firma ottenuta mediante scansione di un originale».
Per la Cassazione a fronte di questi rischi l’unica tutela prevista dal sistema non è sufficiente. La sola garanzia è data dalla necessità di registrarsi al sito di Poste Italiane per accedere al servizio fornendo i propri dati anagrafici e il codice fiscale. Precauzione che consente solo di risalire al nominativo di chi chiede l’accesso, senza alcuna certezza che questa sia la stessa persona che ha effettivamente spedito la raccomandata «essendo sufficiente, una volta registrati inserire il nome e la password assegnata». Nessuna certezza dunque sulla provenienza e l’originalità del testo o dell’immagine in formato digitale che le Poste hanno stampato e recapitato al destinatario.
La Cassazione è consapevole che l’articolo 583 del codice di rito ammette, «sotto un profilo meramente formale», l’uso della raccondata come mezzo di impugnazione. Ma l’apertura non vale per la RR on line come non vale per il telegramma dettato al telefono.

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