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Appello ko se si cambia modalità dal cartaceo

Qualora il ricorso di primo grado sia stato proposto con modalità cartacea è inammissibile l’appello notificato a mezzo Pec. La scelta sulle modalità di instaurazione del procedimento operata in primo grado, infatti, impone che la medesima forma venga osservata per il grado successivo, a pena di inammissibilità del gravame. È quanto si legge nella sentenza n. 3133/05/2017 della Ctr di Roma, con cui il collegio laziale ha dichiarato l’inammissibilità dell’appello proposto via Pec dal contribuente, che aveva scelto la modalità tradizionale «cartacea» per il primo grado di giudizio. La Ctr ha ritenuto inesistente la notifica dell’appello operata a mezzo Pec, per mancato rispetto delle modalità previste dall’art. 16, dlgs 31/12/1992, n. 546 il quale disciplina le modalità di notifica «cartacee», mentre quelle telematiche sono regolamentate dal successivo art. 16-bis. Nella fase attuativa del processo tributario telematico vige il principio della facoltatività del deposito telematico, secondo cui la parte può scegliere di notificare e depositare gli atti processuali con modalità tradizionali, seguendo l’articolo 16 del dlgs 546/92, oppure con quelle telematiche (Ptt), seguendo i dettami del successivo articolo 16-bis, il quale rinvia integralmente alle «disposizioni contenute nel decreto del ministro dell’economia e delle finanze 23 dicembre 2013, n. 163». Il richiamato dm 163/2013, all’articolo 2, comma 3, stabilisce espressamente che «La parte che abbia utilizzato in primo grado le modalità telematiche di cui al presente regolamento è tenuta a utilizzare le medesime modalità per l’intero grado del giudizio nonché per l’appello». In altri termini, se il processo è «telematico», con scelta operata in primo grado dal contribuente, le notificazioni avvengono secondo il disposto dell’articolo 16-bis e, quindi, secondo il richiamato dm 163/2013. Mentre, se il processo è «cartaceo», le notificazioni devono avvenire secondo l’articolo 16, e dunque seguendo gli articoli 137 e seguenti del cpc, oppure «direttamente a mezzo del servizio postale» (identico principio si legge nella sentenza n. 1377/05/17 della Ctr Toscana). È illegittima, dunque, la modifica dell’iter scelto, da cartaceo in primo grado a telematico in appello, poiché nel caso di mancato adeguamento per intero al Ptt (con scelta ab origine), la notifica degli atti rimane quella sancita dall’articolo 16 del dlgs 546/92, tra cui non è ricompresa la notifica via Pec che resta possibile soltanto se il processo sia «nato telematico».

Nicola Fuoco

[omissis] È stato consentito alle parti, previa registrazione al Sigit, di utilizzare la Posta elettronica certificata (Pec) per la notifica dei ricorsi e degli appelli dal 1° dicembre 2015, soltanto nelle Commissioni tributarie delle regioni Toscana e dell’Umbria, con estensione ad altre regioni nel corso del 2016, tra le quali tuttavia non è stato incluso il Lazio. In questa prima fase attuativa del processo tributario telematico vige, a ogni buon conto, il principio della facoltatività (non della notifica a mezzo Pec del gravame ma) del deposito telematico rispetto a quello cartaceo tradizionale, in base alla libera scelta delle parti, che comunque condiziona, in base alle disposizioni contenute nel regolamento emanato con dm Mef n. 163/2013, a utilizzare le medesime modalità anche nel giudizio d’appello e per il deposito degli atti successivi alla costituzione in giudizio (cfr. articoli 10 e 11 citato reg).

Nel presente giudizio, pur apprezzandosi il tempismo manifestato dal difensore della parte contribuente nell’anticipare l’attuazione delle formalità informatiche di comunicazione degli atti giudiziari del nuovo processo tributario che sta per entrare a regime anche nel Lazio (cui sarebbe però dovuta aggiungersi, per il momento, anche una notifica dell’appello operata nelle forme tradizionalmente sinora applicate) e stante la mancata costituzione dell’appellato comune, non risulta in questa sede possibile superare la censura di inammissibilità sollevata dal concessionario, che risulta assorbente di ogni altro pro?lo anche di rito e ostacola la valutazione nel merito del gravame, del resto viziato anche da genericità per mancata specificazione dei vizi della sentenza di primo grado. Le spese processuali del presente grado di giudizio seguono la soccombenza, nella misura indicata in dispositivo.

Atteso quanto previsto dall’art. 13, comma 1-quater, dpr 2002 n. 1-15, uguale introdotto dall’art. 1, comma 17, della legge 2012 n. 228, va dato comunque atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dell’appel1ante soccombente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per impugnazione proposta.

PQM

a) dichiara inammissibile l’appello;

b) condanna l’appellante al rimborso, in favore del concessionario, delle spese processuali, che si liquidano in complessivi 500,00, oltre accessori.

c) da atto dei presupposti di cui all’art.13 comma 1-quater, primo periodo, dpr 30 maggio 2002 n.115.

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