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Appello Fmi a Fed: non alzate i tassi

Due messaggi dal Fondo monetario. Il primo è un appello alla Fed perché aspetti ad alzare i tassi. Il secondo è un pressing sulle banche perché risolvano il nodo delle sofferenze, indispensabile per la crescita.
Per cominciare: le banche europee hanno “ intrappolati” nei loro portafogli ben 900 miliardi di crediti deteriorati. Di questi, circa 200 fanno capo agli istituti italiani. Ridurli, disincagliarli, significa liberare risorse preziose per la crescita: almeno 600 miliardi, secondo complesse simulazioni del Fondo monetario internazionale per l’area euro, oltre 130 nel caso italiano, volendo mantenere la stessa proporzione. La
bad bank
sarebbe come «un’aspirapolvere », un utile strumento per risolvere questo nodo in alcuni paesi, tra cui l’Italia. Ma «è difficile da attuare», ammette Josè Vinals, l’autore del Global Financial stability report consigliando piuttosto di fare appunto pressing sulle banche stesse. Bisogna comunque darsi una mossa perché in Europa non sono scomparsi i rischi di recessione ; il Vecchio Continente non può permettersi il lusso di rinunciare a risorse preziose. Di qui l’appello alla Fed perché attenda la ripresa dell’inflazione prima di alzare i tassi. «Aspettare qualche mese in più è meno rischioso di un aumento dei tassi prematuro», sottolinea il Fondo.
Ci sono luci ed ombre in questo documento e pure in quello denominato Fiscal Monitor, entrambi diffusi ieri a Lima. Il contesto macroeconomico viene definito ancora “critico”. La stabilità finanziaria globale, pur migliorando, non è affatto assicurata. I rischi restano, si sono semplicemente “spostati” verso i paesi emergenti, si legge nei testi. Ma il pericolo del contagio incombe sempre, come dimostrano le turbolenze della scorsa estate innescate dalla Cina. Anche per questo motivo «è essenziale» risolvere la partita dei quattrini intrappolati. L’Fmi non distingue tra crediti deteriorati e sofferenze, come invece fa la Banca d’Italia. Ammette che «c’è una discrepanza » nel modo di calcolo usato da questi esperti, diverso da quello del governatore Visco (200 miliardi le sofferenze, 300 i crediti incagliati, secondo via Nazionale) . Ma al di là delle cifre, la sostanza è sempre la stessa: questi soldi vanno sbloccati, sono “ossigeno” per la crescita che è ancora stentata, dopo ben sette anni di crisi. Vale per tutti i paesi e dunque anche per l’Italia.
Victor Gaspar, l’autore del Fiscal monitor, raccomanda al governo Renzi di andare avanti con le riforme. Il debito pubblico nazionale in rapporto al Pil «è ancora molto alto » (133,1 % quest’anno, peggio solo Grecia e Giappone); bisogna continuare ad assicurarne «la sostenibilità». Interpellato sull’eliminazione della tassa sulla prima casa. Gaspar glissa: al’Italia serve «una strategia comprensiva, con misure strutturali sul lato della spesa e delle tasse. E’ esattamente ciò che prevede l’agenda del governo. Bisogna solo andare avanti».
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