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Appello di Bankitalia e Consob “Sganciatevi dalle agenzie di rating”

Unghie sempre più spuntate per le agenzie di rating, dopo la perdita di credibilità seguita alla crisi dei mutui subprime del 2008, quando i titoli tossici avevano quasi sempre la tripla A, il punteggio massimo di affidabilità. Con grande tempismo una decina di giorni fa S&P aveva ridotto il voto dell’Italia a BBB, con outlook negativo – ieri sono scese in campo le quattro Autorità di vigilanza sul mercato e di tutela del risparmio emanando regolamenti con l’obiettivo dichiarato di «ridurre l’eccessivo affidamento (over-reliance) sui giudizi espressi dalla agenzie di rating». In una parola, Bankitalia, Consob, Ivass e Covip (ognuna per i profili che le riguardano) hanno detto a fondi comuni e fondi pensione che devono muoversi autonomamente nel valutare i rischi, sganciandosi dal giogo del rating.
Lo stesso presidente della Bce, Mario Draghi, già nel 2011 aveva sottolineato che «la reputazione delle agenzie di rating è stata completamente screditata». Ora le quattro Authorities hanno tradotto in regolamenti (annunciati ieri con un comunicato congiunto) quanto era stato auspicato probabilmente non a caso – pochi giorni fa anche dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni. Da Mosca il ministro aveva criticato le agenzie di rating, sempre meno credibili ma nello stesso tempo ancora influenti. «Ci sono ancora investitori istituzionali per i quali non è irrilevante quale sia il rating di un paese», aveva detto. Al momento dell’ultimodowngrade dell’Italia Saccomanni aveva ricordato che «come in precedenti casi, si tratta di una estrapolazione di dati del passato, basati sugli scenari peggiori ». Per quanto riguarda il debito pubblico, ieri sono stati diffusi i dati Eurostat, secondo cui il debito pubblico italiano rispetto al pil ha toccato alla fine di marzo scorso quota 130,3% dal 127% di fine dicembre. Non siamo i soli: l’incremento del debito/pil nel trimestre si è registrato in ben 21 paesi dell’Ue, osserva Eurostat. L’incremento trimestrale in Italia, superiore alla media dell’eurozona, è il sesto maggiore dietro Irlanda, Belgio, Spagna, Malta,Grecia e Portogallo.
Tornando alle misure prese sul rating, ora le Autorità hanno fornito lo strumento ai gestori per ignorare questi voti. Anzi, hanno fatto un passo avanti, spingendoli ad «adottare processi interni di valutazione del merito di credito, che consentano loro di non affidarsi in modo esclusivo o meccanico ai giudizi emessi dalle agenzie di rating». Un invito e una raccomandazione, che è anche un vincolo: le Autorità infatti verificheranno il rispetto degli obblighi e controlleranno l’adeguatezza dei processi interni di valutazione del merito di credito, ricordando che queste indicazioni fornite a fondi e compagnie sono in linea con quanto già comunicato da via Nazionale alle banche.
Insomma, d’ora in poi in modo ancora più esplicito rispetto al passato, i gestori dovranno «operare con diligenza, correttezza, trasparenza nell’interesse degli investitori», tener sempre presente la «gestione finanziaria sana e prudente» e «adottare misure idonee a salvaguardare i diritti dei contraenti e degli assicurati». Un faro, quello dell’interesse dei sottoscrittori invece che degli azionisti di riferimento delle sgr ad esempio – che non sempre haguidato le scelte dei gestori.
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