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Appello di 7 Paesi Ue contro l’acciaio cinese “Quei prezzi stracciati uccidono l’industria”

MILANO
Da una parte c’è la concorrenza sleale: praticare prezzi che non coprono i costi, in perdita, pur di conquistare quote di mercato. Dall’altra, esiste una sproporzione nell’applicare le norme anti inquinamento, molto severe e fatte rispettare in Europa, assenti e senza controlli altrove. L’insieme dei due fattori sta mettendo in ginocchio il settore dell’acciaio in tutta Europa, sotto i colpi della strategia di “dumping” sui prezzi architettata dai grandi operatori cinesi.
Sono queste le motivazioni alla base di una iniziativa che ha del clamoroso e che culminerà con una marcia di imprenditori, lavoratori e maestranze il prossimo 15 febbraio a Bruxelles. L’industria “pesante” dei grandi Paesi manifatturieri (Germania, Italia, Francia, Gran Bretagna, Polonia, cui si sono aggiunti anche Belgio e Lussemburgo) si mobilita per mettere pressione ai vertici Ue, perché prendano provvedimenti in difesa di uno dei settore considerati strategici per l’economia, nel quale i prezzi sono crollati del 40 per cento sotto i colpi del flusso incessante di prodotti in arrivo da Oriente.
A sostegno delle imprese ci sono i sette ministri che si occupano di industria nei rispettivi Paesi firmatari: con una lettera indirizzata alla Commissione europea chiedono di intervenire con tutto l’arsenale legale possibile, denunciando come «l’industria dell’acciaio sta soffrendo un uso cronico di pratiche commerciali sleali in un contesto di concorrenza internazionale intensificata da sovraccapacità a livello mondiale».
Cosa chiedono i ministri? In sostanza due cose. La prima sul metodo: «Un rapido esame della richiesta di un’indagine sulle importazione di prodotti laminati a caldo provenienti dalla Cina». La seconda sui tempi: «Agire subito, non attendere fino a quando i danni derivanti dalla concorrenza sleale diventino irreversibili », ma anche «essere pronti ad aprire indagini d’ufficio» nonché «velocizzarle una volta aperte ».
L’Italia è in prima fila in questa battaglia per la difesa dell’Ilva, l’impianto più grande d’Europa. Una difesa ancor più necessaria nel momento in cui si apre la partita per il bando con il quale i commissari straordinari stanno cercando imprese da coinvolgere nella gestione dell’acciaieria di Taranto. Si parla dell’interessamento di colossi come ArcelorMittal; con tutta probabilità nei prossimi giorni arriverà anche l’offerta del gruppo Marcegaglia.
Ma sul tavolo di Bruxelles non c’è solo l’effetto dumping sull’acciaio. Le imprese europee sono molto preoccupate anche per le discussioni in corso tra la Ue e Pechino per riconoscere alla Cina – entro la fine dell’anno – lo status di economia di mercato. «La Cina – sostengono – non rispetta quattro dei cinque criteri previsti», per cui riconoscerla «sarebbe una follia politica ed economica». Secondo l’Aegis, l’associazione europea che raccoglie le imprese di vari settori, di fronte all’invasione dei prodotti cinesi sono in pericolo fino a tre milioni e mezzo di posti di lavoro.
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