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Appello del governo ai privati per il Piano banda larga Telecom:“Ci siamo, ma da soli”

La relazione dell’Organo di Vigilanza sulla parità di accesso alla rete Telecom è stata la prima occasione di incontro tra operatori privati e governo dopo il varo del Piano per la banda ultralarga. Le polemiche della settimana scorsa sembrano dietro le spalle ma è evidente che i nodi arriveranno al pettine quando si passerà alla fase operativa. Il primo a lanciare un ramoscello d’ulivo è il sottosegretario allo Sviluppo Economico Antonello Giacomelli. «Il piano non ha nessuna volontà dirigista, ma ha attenzione e considerazione per i progetti di crescita e business di ogni operatore. La sintonia è possibile, da solo il pubblico non ce la fa, quindi siamo a rivolgere un appello perché ciascuno, con le sue prerogative e possibilità si renda disponibile in questo percorso».

A stretto giro è arrivata la risposta dell’ad di Telecom Italia, Marco Patuano, presente in sala: «Mi sento di dire – all’appello rivolto da sottosegretario Giacomelli – che Telecom c’è, ci sarà e risponderà in una logica di sistema ». A questo riguardo il numero uno di Telecom ha ricordato i 3 miliardi di investimenti dedicati allo sviluppo della fibra ottica appena presentati nel Piano industriale 2015-2017 a cui faranno seguito quelli del triennio successivo che punteranno ancora di più sulla fibra fino alle case degli utenti. «Lo sviluppo graduale della fibra è una soluzione accettabile – ha detto Angelo Cardani, presidente dell’AgCom – mi sembra che questo sia l’orientamento che sta prevalendo e che sia di buon senso». Ma solo con i decreti attuativi del Piano, che ancora non sono arrivati, si capirà quale tecnologia sarà prevalente. Lì si misurerà la reale possibilità per gli operatori di viaggiare insieme, come ha auspicato Maximo Ibarra, ad di Wind: «Sulla rete a banda ultralarga occorre unire le forze, visto che gli obiettivi sono comuni. La prospettiva per il sistema Italia è quella di trovare forme valide di collaborazione e di governance, salvaguardando il principio della parità di accesso per la competizione sul mercato». Tuttavia Telecom punta a controllare la rete che si andrà a costruire, essendo parte del suo core business, e proprio sulla necessità di avere fin da subito il 51% della nuova scatola societaria si sono interrotte le trattative per entrare in Metroweb. «Sul fatto che andiamo avanti da soli lo abbiamo dimostrato da un anno – ha aggiunto Patuano – non c’è nessuna ipotesi di lavoro diversa dai nostri investimenti».
I colloqui sull’allargamento della compagine azionaria di Metroweb sembra invece che vadano avanti con l’altro grande operatore mobile che sta investendo anche sulla rete fissa, Vodafone. Dopo un paio di incontri ora sembra che questa settimana le intenzioni del gruppo inglese verranno messe nero su bianco e inviate ai due azionisti principali, il fondo F2i, titolare del 56%, e il fondo Fsi, controllato dalla cassa Depositi e Prestiti. Da parte di Vodafone c’è la disponibilità a partecipare a un aumento di capitale insieme ad altri operatori ma senza che nessuno prenda la maggioranza e con la Cdp a fare da garante. Si vedrà se questa mossa servirà ad avvicinare le parti o ad allontanarle definitivamente. In teoria il Piano governativo potrebbe essere anche sviluppato in parallelo, con Telecom che viaggia con il suo programma di investimenti e Metroweb che potenzia il progetto di cablaggio delle 30 città grazie ai contributi di Vodafone, Wind e Cdp. Con il governo in cabina di regìa per evitare sovrapposizioni di reti nelle città più importanti.
Sul fronte delle reti televisive, invece, Ei Towers ha risposto alle domande che le aveva rivolto l’Antitrust in merito all’Opas su Rai Way. L’autorità ora si prenderà qualche giorno di tempo e poi deciderà se aprire un’istruttoria al riguardo.
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