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Appalti solidali, professionisti in guardia

La nuova disciplina sulla responsabilità fiscale «solidale» tra appaltatore e subappaltatore per il versamento delle ritenute sui redditi di lavoro dipendente e dell’Iva nell’ambito dei contratti di appalto e subappalto di opere e servizi, prevista dal Dl 83/2012, chiama in causa non soltanto i soggetti della “catena” (committente, appaltatore e subappaltatore), ma anche i professionisti e i Caf che li assistono.
Come talvolta accade, anche con riferimento alla verifica degli adempimenti in materia tributaria prevista dal Dl 83/2012, il legislatore “scarica” agli operatori in materia lavoristica e fiscale la responsabilità di attestare la regolarità degli stessi.
Infatti, secondo quanto previsto dalla norma e in parte chiarito dalla circolare delle Entrate 40 dell’8 ottobre 2012 (si veda Il Sole 24 Ore del 9 ottobre), oltre alla soluzione «fai da te», gli appaltatori e i subappaltatori potranno rivolgersi ai professionisti abilitati per richiedere l’asseverazione dell’attestazione dell’avvenuto adempimento degli obblighi fiscali, utile a dimostrare il regolare versamento dell’Iva e delle ritenute sui redditi da lavoro dipendente (Irpef e addizionali regionali e comunali), scaduti alla data del pagamento del corrispettivo.
Il rilascio dell’attestazione
La circolare delle Entrate non illustra, però, le conseguenze che si potrebbero verificare se l’attestazione rilasciata dovesse risultare non corretta: in particolare, non spiega in quali rischi potrebbe incorrere il professionista.
Peraltro, non essendo stata fissata una validità dell’asseverazione, questi dovrà prestare molta attenzione alle tempistiche del rilascio, eventualmente indicando che il controllo comprende i versamenti effettuati fino a una certa data: in caso contrario, il rischio è quello di produrre una dichiarazione non allineata.
Sarebbe stata comunque auspicabile l’adozione di una modulistica standard da adottare sia in caso di asseverazione, sia in caso di dichiarazione sostitutiva, così da garantire una maggiore chiarezza.
La verifica dei dati
Il professionista, se non già in possesso dei dati necessari, potrebbe chiedere al cliente l’elenco dei lavoratori adibiti all’appalto-subappalto e delle relative buste paga, per verificare la rispondenza delle ritenute operate rispetto a quelle versate con il modello F24.
Questo aspetto si rivela molto complicato, soprattutto nel caso di imprese di dimensioni elevate e con diversi contratti di appalto-subappalto in atto: in queste ipotesi, solo un controllo capillare (su tutto il complesso aziendale) può garantire – per esclusione – che siano stati assolti anche gli obblighi riferiti al contratto in questione.
L’altro aspetto dai contorni ancora nebulosi riguarda proprio quale tipologia di controlli sia chiamato a svolgere l’intermediario: in caso contrario, difficilmente quest’ultimo si sentirà di rilasciare un’asseverazione di regolarità. A meno che non disponga di una conoscenza approfondita della situazione del cliente.
Dal tenore della circolare emerge altresì che il contenuto dell’attestazione deve comprendere anche i riferimenti inerenti l’Iva e le ritenute sui redditi da lavoro dipendente non versate, perché ad esempio l’obbligo di versamento non è mai sorto (reverse charge) o perché il tributo è stato compensato.
Infine, rimane da chiarire se nel controllo dei versamenti debbano essere comprese anche le ritenute sui redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente quali – ad esempio – quelle operate sui compensi di eventuali lavoratori parasubordinati impiegati nelle prestazioni in appalto-subappalto.
Poiché, come è stato anche chiarito dalla circolare del Lavoro n. 5/2011, questi soggetti possono godere delle tutele derivanti dalla solidarietà, è possibile che vi rientrino anche le ritenute sui relativi compensi.

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