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Appalti senza responsabilità solidale

Esclusione della responsabilità solidale negli appalti, “copertura” quinquennale con il capitale ripartito tra i soci a seguito di liquidazione della società per il mancato pagamento delle ritenute. Potrebbe essere questo l’esito della “mediazione” in atto a livello governativo per dare il via libera a breve al decreto sulle semplificazioni che attuerà una parte importante della delega fiscale (legge 23/2014).
Sarebbe, invece, ancora in bilico la questione della responsabilità dei Caf e dei professionisti che ora si estende sino al punto di porre sulle spalle di questi ultimi l’onere del versamento delle imposte dovute dal contribuente assistito che ha (volontariamente o meno non importa) “barato” sugli importi da versare, magari sfruttando le detrazioni in maniera non corretta: il Governo sarebbe orientato a mantenere la responsabilità sulle spalle di Caf e professionisti (proprio per rendere il 730 precompilato una sorta di “pietra tombale” per il contribuente che non dovrà più preoccuparsi di nulla) ma i tecnici fanno osservare che la responsabilità fiscale, per dettato costituzionale, è «personale» e non può “migrare” sulle spalle di un soggetto che, peraltro, non ha prodotto il reddito poi tassato.
Un passaggio meno delicato potrebbe invece essere quello che riguarda il trattamento fiscale delle società tra professionisti, per le quali è pressoché certo che il Governo accetterà la via dello stralcio proposto dalla commissione Finanze del Senato; e questo in ragione del fatto che la norma contenuta nell’articolo 11 della legge 23, prevedendo che alle società tra professionisti costituite ex articolo 10 legge 183/2011 si applichi il regime fiscale delle associazioni senza personalità giuridica, ostacola di fatto la costituzione di Stp nella forma di Spa e cooperative creando, in particolare, una contraddizione fra regole fiscali (principio di cassa) e regole contabili (principio di competenza), duplicando gli adempimenti e rendendo più difficili i controlli. Il risultato sarebbe quello, come si legge nel parere della commissione, di rendere «non conveniente la partecipazione al socio non professionista», prefigurando di fatto «una disciplina innovativa e diversa rispetto a quella, pur controversa, in essere». Spazio, in materia societaria, alla previsione che la società si considera non operativa se in perdita per cinque anni e non per tre.
Così come, in materia di reti di impresa, l’obbligo di redigere e depositare il bilancio relativo all’attività di rete di impresa, fermo per le reti-soggetto, non si applicherà, diversamente da quel ora accade, alle reti prive di personalità giuridica (le cosiddette “reti contratto”), per le quali ai fini sia fiscali che civilistici, le singole imprese rimangono soggetti giuridici autonomi.
E proprio la difficoltà a trovare la quadra sulle questioni controverse sta dettando i tempi del percorso attuativo della delega per quel che riguarda l’impianto delle semplificazioni, che, a ogni modo, dovrebbe vedere la luce entro settembre. Specie se, come pare, sta prendendo piede, in fatto di responsabilità solidale negli appalti, l’ipotesi di modificare la normativa vigente escludendo la responsabilità solidale del committente per le ritenute fiscali. In compenso, si starebbe facendo strada l’ipotesi di responsabilità quinquennale dei soci di società liquidata sempre in fatto di versamento all’Erario di trattenute effettuate al dipendente.

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