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Appalti senza gara fino al 2023 Superbonus agli alberghi Spa

Nella nuova versione del decreto semplificazioni diffusa dopo la cabina di regia di ieri si scioglie uno degli aspetti più rilevanti del testo e dello scontro politico che lo ha accompagnato: le proroghe agli affidamenti senza gara, previsti nelle prime bozze al 31 dicembre 2026, vengono ora limitate al 30 giugno 2023. Una vittoria del Pd che aveva posto subito sul tavolo la necessità di evitare deroghe troppo lunghe al codice appalti, tanto più che si rivelerebbero inutili, se si considera che il Recovery Plan impone ai progetti di arrivare al traguardo degli impegni (cioè il contratto di appalto) nel 2023.

Resta ancora da sciogliere il nodo del subappalto. La nuova bozza di ieri sera conferma la versione già nota di un rinvio della riforma a fine anno e di un mantenimento della norma attuale con il tetto fissato per tutti e per legge al 40%. Questo però contrasta con l’impegno assunto dal governo a Bruxelles nei giorni scorsi di intervenire direttamente con il decreto legge sulla norma. E contrasta, in effetti, con la nota di Palazzo Chigi di ieri sera che sottolinea la necessità di tenere insieme il rispetto del diritto Ue (cioè il superamento dei limiti al subappalto) con la massima tutela del lavoro e della legalità. La ricerca di un equilibrio non è ancora stata tradotto in un testo definitivo.

Altra novità è la riduzione delle stazioni appaltanti. Qui il premier ha voluto superare le molte resistenze, provenienti soprattutto dai piccoli comuni, e ha reintrodotto la norma che era stata cassata nel lavoro tecnico. Palazzo Chigi lo ribadisce senza indugio chiarendo che l’obiettivo è migliorare la qualità del processo di investimento. La norma reintrodotta prevede che i comuni non capoluogo possano appaltare solo tramite unioni di comuni, province, città metropolitane e comuni capoluogo. Torna quindi l’obbligo di aggregazione che varrà solo per le opere del Pnrr.

Restano le norme sulla semplificazione delle procedure per avviare i lavori del Superbonus: basterà la Cila, la comunicazione di inizio lavori asseverata. Questo – come ha sottolineato ieri il ministro della transizione ecologica, Roberto Cingolani, non comporterà alcun condono di abusi, esplicitamente escluso dalla norma. Al tempo stesso, però, gli immobili su cui siano stati realizzati abusi potranno accedere all’agevolazione per l’efficientamento energetico.

Se la semplificazione è per tutti, la stessa cosa non si può dire per l’estensione del Superbonus agli alberghi e alle pensioni. La possibilità di utilizzare il 110% per la riqualificazione energetica e la messa in sicurezza degli edifici classificati D/2, appunto alberghi e pensioni, secondo l’ultima bozza del decreto semplificazioni che dovrà approdare al Consiglio dei ministri di oggi, è riservata alle società di capitali, agli enti commerciali, alle cooperative e ai trust residenti in Italia che dichiarano redditi di impresa.

Si tratta di oltre 11mila soggetti pari a circa il 35% dei soggetti che oggi operano nel settore ricettivo, almeno secondo gli ultimi dati del Fisco che si possono ricavare dagli Indici sintetici di affidabilità (Isa). Dagli stessi dati degli Isa, chiamati a sostituire dal 2018 i vecchi studi di settore, le ditte individuali, le società di persone tagliate fuori dal 110% sarebbero oltre 22mila che su un totale di quasi 34mila soggetti rappresenta il 65% delle attività alberghiere sparse su tutto il territorio nazionale.

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