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Appalti, maxiammortamenti in bilico

L’impresa incaricata dei lavori può avere il bonus solo se il bene ha una «funzionalità autonoma»
Maxiammortamenti in bilico per le imprese appaltatrici che acquistano beni strumentali. Da un lato, la circolare 23/E/2016, con la quale l’agenzia delle Entrate ha chiarito la disciplina del superammortamento, ha esteso la platea dei beneficiari alle società appaltanti, senza dire nulla invece in merito a quelle appaltatrici. Dall’altro, la Direzione regionale delle Entrate dell’Umbria ha risposto di recente in senso negativo (912-83/2016) a un interpello ordinario presentato da una società appaltatrice interessata, ma basandosi solo su motivazioni di tipo contabile.
Un caso, quest’ultimo che accende i riflettori sull’incerto rapporto tra bonus fiscale e società appaltatrice, su cui sarebbe auspicabile un chiarimento da parte dell’Agenzia. A maggior ragione adesso che il Ddl di bilancio all’esame del Parlamento prevede la proroga di 12 mesi – fino alla fine del 2017 – per la possibilità di maggiorare del 40% ai fini dell’ammortamento il costo d’acquisto dei nuovi beni strumentali (chance introdotta dalla legge 208/2015).
L’interpello
L’interpello era stato proposto da una società che offre servizi relativi all’energia diretti al risparmio energetico e, a tal fine, stipula contratti d’appalto principalmente con enti pubblici. In base a questi contratti, la società ha assunto la gestione degli impianti di proprietà dell’appaltante, sui quali ha operato manutenzioni ordinarie e straordinarie. Tra quelle straordinarie rientrano anche gli acquisti di nuovi impianti finalizzati a conferire una maggiore efficienza dei beni dell’ente e, di conseguenza, un risparmio energetico. Questi impianti, per tutta la durata del contratto restano di proprietà della società appaltatrice, che sostiene a proprie spese gli acquisti. I beni, pertanto, sono da considerarsi strumentali per l’attività svolta dalla società, nel rispetto dei requisiti di novità e di strumentalità richiesti dalla norma.
Con queste premesse e a seguito di un precedente interpello la società interessata aveva già beneficiato della cosiddetta Tremonti-bis. Da qui l’istanza per sapere se poteva accedere anche al superammortamento al 140 per cento. Istanza che ha ottenuto però il «no» della Dre Umbria, argomentata sulla base delle scelte contabili dell’interpellante.
La contabilizzazione
Il problema, secondo il fisco, sorge in merito alla contabilizzazione. La società, infatti, nel rispetto del principio civilistico della prevalenza della sostanza dell’operazione, ha sempre contabilizzato questo tipo di spese tra le immobilizzazioni immateriali, senza tenere separati quei beni dotati di un’autonoma funzionalità (come invece permetterebbe di fare il principio contabile Oic 24).
Dal canto suo, la circolare 23/E/2016 ha chiarito che le spese sostenute per migliorie su beni di terzi sono classificabili tra le immobilizzazioni materiali solo se si tratta di beni che:
hanno una loro individualità e autonoma funzionalità che, al termine del periodo di locazione o di comodato, possono essere rimossi dall’utilizzatore;
hanno una possibilità d’utilizzo a prescindere dal bene a cui accedono.
Solo queste spese, secondo la circolare, possono fruire della maggiorazione del 40% in quanto costituiscono beni materiali e non meri costi.
La società, quindi, aveva sostenuto spese che avevano le “carte in regola” per beneficiare dell’agevolazione secondo l’impostazione della circolare 23/E ma che non erano state classificate tra le immobilizzazioni materiali. E proprio sulla base di questa diversa contabilizzazione la Dre Umbria ha risposto in senso negativo. Per avere il beneficio, in altri termini, la società avrebbe dovuto operare scelte contabili diverse.
I nodi da chiarire
Resta da chiarire come la risposta del fisco possa conciliarsi, oltre che con la stessa circolare 23/E, anche con l’articolo 1655 del Codice civile, che definisce l’appalto come il contratto col quale una parte assume il compimento di un servizio con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, in cambio di un corrispettivo in denaro. Di conseguenza, il corrispettivo versato dall’ente appaltante si riferisce al servizio ricevuto e non ai singoli beni utilizzati dall’appaltatore nella realizzazione del contratto. E, pertanto, i mezzi utilizzati per offrire il servizio sono unicamente imputabili all’appaltatore.
Nel caso in esame, inoltre, l’appaltante è un ente pubblico escluso dall’agevolazione. Non c’è, quindi, neanche la possibilità che la fruizione da parte dell’interpellante comporti la duplicazione del beneficio.
L’aliquota di ammortamento
Tra i chiarimenti chiesti dalla società interpellante c’era anche quello sulle aliquote da tenere in considerazione per il superammortamento.
Negando a priori il beneficio, però, la Dre Umbria non entra nel merito.
Sul punto si può però osservare che – considerando che la società normalmente utilizza come aliquota fiscale di ammortamento la durata del contratto – ai fini dello sconto fiscale, in base a un’interpretazione logico-sistematica della risoluzione 74/E/2016, la maggiorazione del 40% dovrà essere calcolata sulla base dei coefficienti stabiliti dal Dm del 31 dicembre 1988 e non su base contrattuale .

Pierpaolo Ceroli
Agnese Menghi

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