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Appalti, il codice cambia pelle

Il nuovo codice degli appalti presto («entro questo mese») sul tavolo del consiglio dei ministri. E nelle pieghe della riforma c’è il coinvolgimento diretto dei residenti nelle aree interessate dai lavori, che potranno essere interpellati sui progetti in cantiere. È Riccardo Nencini, viceministro delle infrastrutture ad annunciare ieri, a margine della relazione annuale di Assopetroli-Assoenergia, che il governo esaminerà nei prossimi giorni la legge delega, concluso «il primo giro di incontri con i parlamentari e le associazioni», dal quale sono uscite una serie di proposte inserite nel testo. All’indomani di vicende giudiziarie allarmanti che hanno gettato ombre su grandi opere come l’Expo 2015 di Milano e il Mose di Venezia, l’esecutivo, dunque, stringe i tempi sul restyling delle procedure per l’assegnazione degli incarichi pubblici. E lo fa partendo dall’attuazione di due recenti direttive europee la 24/2014 in materia di appalti e la 23/2014 concernente regole sull’aggiudicazione dei contratti di concessione; nella premessa di quest’ultima, in particolare, si evidenzia come finora «l’assenza di una chiara normativa che disciplini» la materia a livello comunitario «dà luogo a incertezza giuridica, ostacola la libera fornitura di servizi e provoca distorsioni nel funzionamento del mercato interno», perciò gli operatori economici, soprattutto «le piccole e medie imprese, vengono privati dei loro diritti» e perdono «importanti opportunità commerciali».

Insieme a favorire l’accesso ai bandi di gara per le realtà produttive di minori dimensioni, il codice sfoltirà la giungla burocratica alla base delle procedure, attraverso un taglio degli oneri documentali a carico dei soggetti che intendono partecipare ai progetti. A subire, poi, una riduzione anche il numero delle stazioni appaltanti, mentre si troveranno modalità adeguate per la centralizzazione delle committenze; inoltre, gli investimenti dovranno avvenire nel rispetto dei «criteri di qualità, efficienza, contenimento tempi», nonché di una «piena verificabilità di flussi finanziari». Novità all’orizzonte anche sul versante delle Soa (Società organismi di attestazione), gli enti privati che si occupano di verificare la conformità alle disposizioni comunitarie in materia di qualificazione dei soggetti esecutori di lavori pubblici, in base a quanto stabilito dal decreto del presidente della repubblica 34/2000 (e dopo l’abolizione dell’albo nazionale dei costruttori): nelle intenzioni governative il meccanismo sarà modificato con attenzione alla trasparenza e alla omogeneità. E, infine, i cittadini potranno esprimere la propria opinione sui cantieri, giacché il codice contemplerà il «débat public», chance per chi vive nei territori di essere consultato su quanto si vuol realizzare «in casa propria».

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