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Appalti, dall’8 giugno rischio stop

Dall’ 8 giugno si rischia il blocco degli appalti di lavori pubblici a causa dei ritardi nella emissione dei nuovi certificati dei lavori da parte delle stazioni appaltanti. È questo il grido di allarme che viene lanciato dal Partito Democratico che, raccogliendo anche la forte preoccupazione del settore delle imprese di costruzioni, martedì ha presentato (a firma di Raffaella Mariani, capo gruppo in Commissione ambiente della camera) una risoluzione parlamentare volta a impegnare il governo a trovare una soluzione al possibile impasse determinato dalla cessazione di numerose attestazioni SOA per importanti categorie di lavori.

Il problema nasce con riguardo ad una norma del dpr 207/2010 (il Regolamento attuativo del Codice dei contratti pubblici) entrato in vigore l’8 giugno 2011 (l’articolo 357, comma 14) che stabilisce per alcune categorie di lavori (fra le quali le categorie generali OG 10 e 11, opere impiantistiche, e le categorie specializzate OS 2,7,8, 12, 18, 20 e 21) la cessazione della validità dei certificati entro 6 mesi (8 dicembre 2011, termine poi prorogato per legge all’8 giugno 2012) e l’obbligo di remissione dei certificati secondo le nuove regole del dpr 207. La questione riguarda ad esempio, la categoria OG 11 per la quale l’impresa generale è tenuta (art. 79, comma 16) a documentare almeno il 40% di lavori svolti in OS3 e il 70% sia in OS 28, sia in OS 30. Per la remissione dei certificati le stazioni appaltanti dovrebbero prendere in considerazione i dati relativi a progetti realizzati negli anni precedenti e calcolare le quote dei lavori appartenenti alle categorie specializzate, al fine di verificare se siano rispondenti ai parametri previsti nel dpr 207/2010. Fino ad oggi, si legge nella risoluzione del Pd, la proroga di sei mesi «non è servita ad attuare la necessaria accelerazione delle procedure per il rilascio dei certificati, ancora in forte ritardo, con effetti negativi sulla capacità delle imprese a partecipare alle gare bandite con le categorie oggetto di modifica». Inoltre le stazioni appaltanti, alla luce delle difficoltà derivanti dall’aggiornamento dei certificati (evidenziate anche dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, nella sua relazione al Parlamento dell’anno scorso), sembra che stiano fermando l’emissione di nuovi bandi di gara, con le nuove categorie, in attesa di capire cosa succederà. Nella risoluzione parlamentare si chiede un intervento del governo per accelerare la remissione dei certificati e «ogni utile iniziativa» per evitare «effetti distorsivi per la concorrenza derivanti dalla applicazione delle nuove regole del dpr 207 del 2010 a danno delle imprese nazionali a favore di quelle comunitarie». Peraltro andrebbe valutato anche il fatto che effetti distorsivi sulla concorrenza si potrebbero verificare anche all’interno del mercato nazionale se, come risulta a ItaliaOggi, alcune imprese si sarebbero già premurate di acquisire le nuove certificazioni sulla base delle nuove regole e, quindi, non avrebbero interesse, ovviamente, a una nuova proroga. Il problema, articolato e complesso, sembra comunque essere all’attenzione dei tecnici del dicastero di Porta Pia, in attesa di soluzioni di natura politica che, a questo punto, non dovrebbero tardare. Va infatti ricordato che il governo, in un imminente decreto-legge, dovrebbe emanare una delega per riformare il sistema di qualificazione delle imprese, e quella potrebbe essere la sede appropriata per risolvere la questione. Ma occorrerebbe una proroga ulteriore per evitare il temuto blocco degli appalti. Una vera e propria corsa contro il tempo.

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