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Appalti, cresce la tensione Governance Pnrr, poteri a Draghi

Mario Draghi punta ad approvare il decreto sulla Governance e quello sulle Semplificazioni entro la fine della settimana e comunque non oltre la fine del mese. Pena il mancato rispetto del primo importante appuntamento della tabella di marcia del Recovery plan. Ipotesi che il premier non prende in considerazione. Draghi prima di lasciare Roma per il Consiglio europeo a Bruxelles, riunisce a Palazzo Chigi i capidelegazione della maggioranza per fare il punto sulla futura gestione del Recovery plan. Una riunione che dura appena una mezz’ora dalla quale il premier tiene volutamente fuori le tensioni scoppiate nella maggioranza e in particolare nel Pd e M5S sul fronte appalti e sulle tempistiche dello sblocco dei licenziamenti nel decreto Sostegni bis.

Il presidente del Consiglio procede per step. Per le Semplificazioni si terrà un vertice tra oggi e domani. Nel frattempo costruisce le condizioni per il via libera alla Governance. L’impianto resta quello già noto. La gestione del Piano nazionale di ripresa e resilienza sarà nelle mani di Palazzo Chigi. Il presidente del Consiglio guiderà la cabina di regia definita a «geometrie variabili» perché di volta in volta verranno coinvolti i ministri competenti dei singoli progetti, da allargare eventualmente a presidenti di Regione e sindaci. Anche il rapporto con le parti sociali sarà comunque costante e garantito da un tavolo ad hoc (esterno però alla cabina di regia). Così come quello con il Parlamento che verrà tenuto aggiornato attraverso relazioni periodiche. Sempre presso la presidenza del Consiglio sarà anche la Segreteria tecnica mentre al ministero dell’Economia verrà istituita una direzione generale ad hoc per monitorare l’andamento del piano e interfacciarsi con Bruxelles. Il decreto arriverà nel Consiglio dei ministri che si terrà probabilmente dopodomani o al massimo venerdì. In quella stessa riunione dovrebbe approdare anche il decreto Semplificazioni su cui si sta lavorando in queste ore. Mentre il leader della Lega Matteo Salvini continua a chiedere procedure speciali e l’abolizione del codice degli appalti il Pd deve fare i conti con le divisioni interne. A tenere banco è la norma sui subappalti contestata duramente dai sindacati che il 26 maggio manifesteranno per far rispettare le norme sulla sicurezza del lavoro. Ieri al Nazareno Enrico Letta ha riunito i vertici Dem per evitare di procedere in ordine sparso, con i sindaci del Pd pronti a sostenere le scelte dell’Esecutivo per «sburocratizzare» e chi come il deputato Paolo Lattanzio teme invece le infiltrazioni della criminalità organizzata se si toglie la soglia del 40% per i subappalti. Per gli investimenti e le opere pubbliche bisogna – fanno sapere dal Nazareno – «contemperare due priorità», l’esigenza di velocizzare e la garanzia di legalità. «È questa la linea del Pd, che confidiamo sarà anche la linea del governo». Più esplicito Matteo Ricci, sindaco di Pesaro e coordinatore dei sindaci dem, che si rivolge direttamente al segretario della Cgil, Landini, contrario all’abolizione della soglia del 40% , suggerendogli di essere «più cauto» perchè «la velocità è una esigenza vera, non va a scapito della sicurezza e della legalità».

Anche dentro M5s le posizioni sono variegate. Luigi Di Maio si schiera per le Semplificazioni per la «sburocratizzazione» perché , bisogna «far partire nuovi cantieri», semplificando le procedure «rispettando la legalità». Poco dopo arriva però la presa di posizione dei parlamentari M5s contro il massimo ribasso. «Con il criterio del massimo ribasso – dicono i deputati di 3 commissioni – abbiamo visto le cose peggiori: infiltrazioni criminali ed episodi di corruzione, scarsa qualità dei lavori, sfruttamento della manodopera, un susseguirsi di varianti che puntualmente faceva lievitare i costi». Trovare la sintesi per Draghi non sarà facile.

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