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Appalti e cantieri, lo scatto del 2020 a quota 43 miliardi

Lo sblocco degli investimenti incagliati; l’alta velocità ferroviaria al Sud; il decreto legge Semplificazioni, affiancato dal piano Italia veloce della ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli. Sono questi i fattori che hanno favorito un alto numero (21.770) di bandi di gara per opere pubbliche nel 2020, nonostante sia stato l’anno del coronavirus (nel 2019 i bandi erano stati 23.517), e soprattutto un valore record degli stessi: 43,3 miliardi in tutto, il 9,9% in più dei 39,4 miliardi del 2019 e molto di più dell’andamento medio del periodo 2011-2018, secondo i dati dell’Osservatorio nazionale delle opere pubbliche presso il Cresme.

Un risultato trainato dal boom dei bandi di gara assegnati nel settore delle ferrovie, passati da un valore di 4,8 miliardi nel 2019 a 13,8 miliardi nel 2020, grazie anche agli appalti riguardanti l’alta velocità Palermo-Catania-Messina e gli ultimi due lotti della Napoli-Bari e allo sblocco del contratto di programma con Rfi, la società per la rete ferroviaria. In forte aumento anche l’importo complessivo dei bandi Anas (strade e autostrade), saliti a 5,7 miliardi rispetto ai 4,3 del 2019. Più in generale, gli appalti raggruppati sotto la voce «Gestori reti, infrastrutture e servizi pubblici nazionali» sono quasi raddoppiati lo scorso anno rispetto al 2019 e triplicati in confronto a dieci anni prima. I dati dell’Osservatorio del Cresme mostrano anche una certa vivacità delle province, con 1.941 bandi per 1,2 miliardi di lavori: in particolare, interventi di manutenzione diffusa delle strade provinciali, anche questi bloccati da tempo.

Una forte spinta alla buona performance del 2020 è arrivata dal decreto legge Semplificazioni, che ha dato, in via emergenziale (legata al Covid), molti poteri derogatori alle stazioni appaltanti, attraverso i Rup, Responsabili unici del procedimento, che, negli ultimi mesi dell’anno (il decreto è di agosto 2020), hanno dato un impulso agli appalti. Norme che però cesseranno i loro effetti il 31 dicembre di quest’anno. Bisognerà quindi verificare quanto tutto questo abbia influito sui risultati del 2020, rendendolo in un certo senso un anno eccezionale, oppure se si sia trattato dell’inizio di una svolta.

Al ministero sono ottimisti anche per il 2021, pur nella consapevolezza che il boom delle ferrovie non potrà ripetersi, anche se altre importanti tratte di alta velocità al Sud dovrebbero partire (la Salerno-Reggio Calabria e la Salerno-Battipaglia-Potenza-Taranto). Si fa poi affidamento sui commissari straordinari di recente nominati dal governo per 59 opere pubbliche, che dovrebbero accelerare in particolare le fasi iniziali del procedimento, e sul completamento della riforma del codice degli appalti, per la quale mancano ancora numerosi decreti applicativi. Infine, le speranze di un ulteriore miglioramento (in Italia i tempi medi di realizzazione delle grandi opere sono di una quindicina di anni), sono riposte sul Recovery plan.

Il piano del governo per spendere i 209 miliardi di euro di aiuti (prestiti e trasferimenti) europei fa molto affidamento, nella sua ultima stesura, sugli investimenti pubblici (dovrebbero impegnare il 70% delle risorse) perché sono quelli con il maggiore effetto sulla crescita del Prodotto interno lordo e sull’occupazione. Lo si è visto in qualche modo già nel 2020 quando, come segnala un recente studio della Banca d’Italia e del ministero del Lavoro, a maggio, alla ripresa delle attività, il settore delle costruzioni è quello che ha visto «un andamento positivo» delle attivazioni mensili dei rapporti di lavoro.

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