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Appalti, autorità spacchettata

Non sarà una transizione né facile né breve quella che porterà a un riordino del sistema di vigilanza degli appalti targata Raffaele Cantone. Chi pensava che in quattro e quattr’otto si sarebbe chiusa l’attuale Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (Avcp) per trasferire con un colpo di bacchetta magica tutto nelle mani del neo presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) deve aver sottovalutato il groviglio di competenze che è necessario districare per dare un assetto razionale ai nuovi poteri. Anche perché a giocare la partita sono in molti. A partire dalla vecchia Avcp, che non si rassegna a passare la mano completamente al ministero delle Infrastrutture, che da mesi ha messo nel mirino soprattutto le competenze sulla qualificazione. Senza dimenticare che anche la magistratura ha messo sotto inchiesta il sistema Soa (società organismo di attestazione) e in particolare le finte cessioni di ramo d’azienda con un’inchiesta che a marzo ha portato la Guardia di Finanza nelle sedi di tutte le 26 società attive in Italia.
Ecco allora che le ultime versioni del decreto legge, quelle in cui evidentemente è passata la mano esperta di Cantone, sembrano assumere una maggiore dose di realismo e delineare un percorso che può ridare razionalità al sistema. La bacchetta magica è sostituita da un piano che Cantone, in veste di commissario, dovrà mettere a punto entro il 31 dicembre 2014 con l’ausilio di un vice-commissario. Ad approvare il piano sarà il Consiglio dei ministri e solo in quel momento l’Avcp sarà soppressa. Oggi Cantone, che va in audizione alla commissione Lavori pubblici della Camera, comincerà forse a dire come la pensa. Il testo del decreto, che peraltro è ancora oggetto di messe a punto a Palazzo Chigi, comincia già ad abbozzare la spartizione delle future competenze, ma sarà necessario definire con precisione anche le categorie stesse che il provvedimento usa.
In particolare alle Infrastrutture andranno le attività di «precontenzioso» (cioè i pareri non vincolanti sulle gare in corso rilasciati su richiesta di imprese e Pa, con l’obiettivo di ridurre il ricorso ai giudici amministrativi) e di «attività consultiva», che al momento si sostanzia negli atti di segnalazione che Via Ripetta invia a Governo e Parlamento sulla normativa (necessità di modifiche o difficoltà di applicazione). Un po’ paradossale che sia il ministero a dare pareri a se stesso. Secondo l’ultima versione del testo, all’Anac andrebbero invece le «funzioni di vigilanza» sul mercato, le banche dati sui contratti pubblici e i «poteri sanzionatori». Sembrerebbe doversi desumere che sia il controllo sulle Soa e sui requisiti delle imprese, sia l’Avcpass, la banca dati dei requisiti delle imprese che partecipano alla gara (ancora largamente lacunosa), rientrino nelle competenze da trasferire all’Anac, anche se le categorie prescelte non danno certezze in questo senso. Così come non è chiaro a chi spettino altre attività, soprattutto di regolazione del mercato, decisive per l’efficientamento degli appalti: i costi standard, per esempio, o i bandi tipo che imprese e amministrazioni invocano da anni o i nuovi compiti in materia di trasparenza e controllo della spesa pubblica che la legge Severino e l’ultimo decreto Irpef assegnano proprio all’Authority in via di “soppressione”.
Se per l’eredità dell’Avcp le ultime bozze fanno comunque pensare a un passo avanti, con la cancellazione subordinata a un piano di riordino, sembra tornare in alto mare il capitolo sulla riforma delle norme sugli appalti. Clamorosa sarebbe l’uscita dal testo dell’articolo forse più significativo, quello che prevedeva la stretta sulle varianti, con un obbligo di comunicazione proprio all’Anac. Ma nel lavoro di revisione delle ultime ore, che evidentemente tiene conto anche di eventuale obiezioni del Quirinale sulla eterogeneità del provvedimento, rischiano di saltare anche la cancellazione dell’incentivo del 2% per i progetti interni alla Pa e l’ammorbidimento dei requisiti per le gare di progettazione. Confermata la cancellazione della responsabilità solidale negli appalti. Scende all’1% la sanzione per le liti temerarie.
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